La rivelazione Divina e Formazione del canone biblico

Qual è la vera rivelazione divina? Come si è formato il canone biblico?

Queste domande sono il punto di partenza per una relazione con Dio sana oppure deviata, che in realtà non è nessuna relazione. Possiamo attribuire alla errata convinzione circa cosa è davvero rivelazione divina e cosa no, il 90% delle grandi deviazioni ed eresie che esistono nel mondo che in qualche modo si rifà al cristianesimo.

Parliamo prevalentemente di Cattolicesimo e dei loro fratelli Ortodossi (Non valutiamo nelle nostre riflessioni le posizioni della torre di guardia, i quali negano la base del cristianesimo cioè la divinità di Gesù; o di mormoni e affini che presentano piuttosto favole di matrice cristiana che altro). Attribuire correttamente la fonte di rivelazione divina è la salvezza nel vero senso della parola.

Diamo subito una risposta secca a tre domande:

1) Quante rivelazioni di Dio abbiamo? Una: La Sacra Bibbia
Isaia 8:20; Giosuè 1:8; Matteo 4:4+7+10 Sta Scritto…Sta scritto…Sta scritto! Gesù non cita tradizioni o insegnamenti ebraici seppur corretti, ma cita solo la Parola Ispirata. Romani 10:17; 1^ Co. 4:6; 1^ Pietro 1:23; 2^ Pietro 1:12-21; 2 Tim. 3:16. Nella Bibbia non troviamo mai altre fonti attraverso le quali Dio si rivela agli uomini e non troviamo altri indirizzi dove Dio manda gli uomini di buona volontà se non alla Bibbia.

Esistono un paio di versetti in tutto, mi sembra un po’ pochino, che vengono usati ed abusati per far dire alla Bibbia quello che non dice. Questi versetti sono usati per sostenere che esistono altre forme di rivelazione allo scopo giustificare l’inquinamento sistematico della verità rivelata ispirata. Il versetto più abusato di tutti è il seguente: 2Ts 2:15 Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che vi abbiamo trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera. Appellandosi al fatto che la parola originale tradotta per insegnamento è in realtà il termine “tradizione” ecco che il gioco è fatto e viene fatto sostenere alla Bibbia l’aggiunta ad essa di quantità innumerevoli di altri insegnamenti spesso folcloristici e spesso in netta opposizione con la Bibbia stessa. Ora, tradizione non è una brutta parola magica, ma vuol dire semplicemente trasmissione di insegnamenti orali. Nel nostro caso parliamo di insegnamenti orali di Paolo insieme al suo gruppo di lavoro Timoteo e Silvano (2^ Tess. 1.1) e non di frotte di pseudo insegnanti cristiani, anzi, scrive queste cose proprio per contrastare: pretese, discorsi, ispirazioni e lettere non sue ma date da per sue da presunti dottori; lettere che avevano sconvolto i Tessalonicesi. Tornando al nostro versetto dunque, sorge una domanda molto semplice: cosa ci dovrebbe indurre a credere che gli insegnamenti orali di Paolo dovessero essere diversi dai suoi insegnamenti scritti, tanto da credere ad altre rivelazioni non riportate per iscritto? Cosa faceva Paolo, a voce diceva delle cose e poi per iscritto ne metteva altre del tutto differenti? E’ pretestuoso e disonesto credere a una cosa del genere. Paolo ha scritto 14 epistole, alcune delle quali veri pilastri della dottrina cristiana. Ha insegnato su tutto quello che era utile e conforme alla volontà di Dio ed agli insegnamenti di Gesù. Verità spesso riproposte in tutte le lettere con specifiche indicazioni a seconda del problema delle singole chiese o gruppi di chiese alle quali scriveva. Pietro riconosce a Paolo autorità e sapienza divina 2^ Pietro 3:15. Nulla ci fa pensare che i suoi insegnamenti orali fossero difformi dai tanti insegnamenti scritti che ha lasciato. Più semplicemente da questo versetto apprendiamo che oltre alle verità presentate nelle lettere scritte direttamente ai Tessalonicesi Paolo ha riportato oralmente loro anche insegnamenti scritti ad altre chiese, come era consuetudine fare. Insegnamenti tutti coerenti con lo stesso sistema di verità come appare chiaro in tutti i suoi scritti.

2) Chi ha la facoltà ed autorità di spiegare la Bibbia ai credenti? Lo Spirito Santo – Giovanni 14:16-17+26; Giovanni 15:26; Giovanni 16:12-15; 1^ Giovanni 2:26-27.

Lo Spirito Santo è il maestro supremo della Chiesa e senza la Sua guida nulla può essere compreso della Parola di Dio. Se è vero che lo Spirito Santo da dei doni per esporre più chiaramente la Parola di Dio pure è vero che lo stesso Spirito Santo è quello che da la possibilità ai credenti di comprenderla. Questa comprensione della Parola non è deputata solo al momento dell’ascolto di coloro che hanno il carisma di dottore o profeta ecc… ma è sempre pronta quando un figlio di Dio si accosta alla Parola di Dio con cuore puro e aperto all’amore per la verità. Si, le verità profonde possono essere comprese per l’opera dello Spirito Santo da chiunque si accosti alla Parola con cuore pronto e con una coscienza pura. In 1^ Co. 14:26-31 vediamo una Chiesa dove tutti hanno insegnamenti ricevuti dallo Spirito Santo che vengono condivisi. Poi ci sono i profeti, che hanno il carisma e parlano, ma tutti hanno la facoltà di valutare quello che dicono perché lo Spirito Santo è sovrano e parla a tutti ed insegna a tutti. Un credente ferrato nella santa Parola, fedele, sano ed istruito dallo Spirito Santo potrà non essere un dottore, un profeta, un evangelista, ma conoscerà perfettamente la verità a prescindere da tutto e da tutti.

3) La Chiesa deve essere sottomessa alla Bibbia o è la Bibbia a dover essere sottomessa alla Chiesa? È la Chiesa che si sottomette alla Bibbia.

Riporto solo alcuni versetti su tanti per capire come sia sempre stato il popolo di Dio ad essere sottomesso alla Parola di Dio e mai il contrario. Deut. 8:11; Giosuè 23:6; Matteo 28: 19-20; Atti 4:12; Lc 8:21; Col. 3:16; Giovanni 1; Eb. 4:12; 1^ Pie. 1:23; Apocalisse 19:13. L’autorità della Parola di Dio sui credenti, la Chiesa, e su tutto, è lampante anche solo da questi pochi versetti. La Parola di Dio è Cristo, la Parola, il Logos eterno che si incarna e si rivela a noi, ed è terribile il solo pensare che debba essere sottomesso alla chiesa della quale è invece il Capo al quale tutto il corpo si sottomette. Questa eresia della Parola di Dio sottomessa alla chiesa, come vedremo, accade nelle istituzioni religiose che si voglio pregiare di definirsi cristiane.

Dunque, in breve abbiamo visto che solo la Bibbia e la verità rivelata. Solo lo Spirito Santo è l’insegnante della Parola di Dio. È la Chiesa che si sottomette alla Bibbia, la Parola di Dio e mai il contrario. Teniamo molto bene a mente queste tre risposte.

Nel seguito di quello che diremo, le nostre tre domande troveranno ulteriori spiegazioni. Diciamo subito, intanto, che le istituzioni religiose che si rifanno al cristianesimo: Cattolicesimo e Ortodossia deviano, errano, rinnegano, tutti e tre questi punti oggetto delle nostre domande iniziali. Infatti, esse, come vedremo, aggiungono altre rivelazioni, negano l’autorità sovrana e indipendente dello S. Santo nell’insegnamento a tutto il popolo di Dio e sottopongono la Bibbia alla propria autorità anziché sottomettervisi.

Cos’è per la l’istituzione cattolica romana e per quella ortodossa la Parola di Dio?

Potremmo sentire spesso queste istituzioni appellarsi alla Parola di Dio ed anche promuoverla. Sembrerebbe davvero da sposare affermazione di questo tenore, ma sarebbe un grave errore, perché occorre sapere che seppur con connotazioni differenti, entrambe queste istituzioni hanno una posizione molto simile rispetto alla Bibbia, perlomeno su due punti fondamentali e cioè sul legame indissolubile tra Bibbia e gli insegnamenti della tradizione e sull’autorità esclusiva del corpo sacerdotale di interpretare correttamente la Bibbia attraverso la tradizione.
La dottrina di queste istituzioni attribuisce in realtà alla Bibbia solo un terzo dell’autorità di Parola di Dio. Molti cattolici ingenuamente o ignorantemente, credono che anche per il cattolicesimo la Bibbia è la unica fonte ispirata di verità, e si opporranno a queste affermazioni, la triste realtà invece è proprio quella descritta all’inizio. Leggiamo cosa dice la “costituzione dogmatica (cioè che stabilisce verità assolute) sulla rivelazione – Dei Verbum”
“La sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa; nell’adesione ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera assiduamente nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle orazioni (cfr. At 2,42 gr.), in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si stabilisca tra pastori e fedeli una singolare unità di spirito (14).

L’ufficio poi d’interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa (15), è affidato al solo magistero vivo della Chiesa (16), la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio.

È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.”

Affermazioni più o meno dello stesso tenore le troviamo nel catechismo ortodosso (Ufficialmente per l’istituzione ortodossa la tradizione non è equivalente alla Parola di Dio ispirata come invece lo è ambito cattolico. Ad ogni modo legando essi la corretta l’interpretazione della Parola di Dio indissolubilmente alla tradizione, come leggeremo, ne consegue che il risultato finale è esattamente identico a quello del cattolicesimo.

Cosa dice il catechismo ortodosso in merito alla Parola di Dio, alla tradizione ed al magistero?

– Dove è l’origine della fede ortodossa? Nella rivelazione divina.
– A quali fonti possiamo attingere la conoscenza della fede o la rivelazione divina? A due fonti: La Sacra Scrittura e la Sacra Tradizione.
– Che cosa è la Santa Tradizione? Essa è costituita da tutto il patrimonio spirituale che abbiamo ereditato di nostri Santi Padri, patrimonio che è in perfetta armonia con la Sacra Scrittura e che ci aiuta ad interpretarla esattamente. (Falsa l’armonia – Culto di Maria ad esempio con nessuna traccia nel nuovo testamento…idem il culto delle immagini…ed altro)
– Si può separare la Tradizione della Sacra Scrittura? No, sono inseparabili, poiché nella luce della Tradizione interpretiamo esattamente la Sacra Scrittura ed alla luce di questa ultima apprezziamo ed amiamo la Tradizione.
– Chi è chiamato a custodire il testo della Sacra Scrittura e la purezza della Tradizione perché non siano corrotti? La Chiesa, la quale, secondo le parole dell’Apostolo, è “la colona ed il fondamento della verità” (1^Tim. 3,15). Ed in primo luogo questo è un dovere della gerarchia ecclesiastica.
Quest’ultimo punto vuol dire che la corretta interpretazione della Parola di Dio, passata per la tradizione, e in primo luogo (un eufemismo per dire che è solo) dovere del clero farlo.

È chiaro dunque, da quello che leggiamo, che per queste istituzioni, al di là di dove vogliono collocare più precisamente la tradizione nella loro dottrina, la Bibbia, la Parola di Dio ispirata, è solo una terza parte della verità, le altre due parti, è con lo stesso valore della Bibbia, sono: la tradizione; ed il magistero della chiesa, il quale non solo ha l’autorità di interpretare ma anche può aggiungere altre verità come ad esempio in ambito cattolico è avvenuto anche di recente con l’infallibilità papale o l’immacolata concezione che risalgono tutt’altro che all’epoca dei padri della chiesa ma a ieri, 1870 e 1854 o addirittura l’assunzione di Maria il 1950.

Da questo desumiamo molto chiaramente che nessun cattolico o ortodosso può pensare di leggere la Bibbia e capire quello che dice correttamente. Non lo può fare, lo Spirito Santo non gli parlerà e lui non capirà nulla di quello che legge. La Parola di Dio è negata a quelli ai quali è stata data per la loro salvezza e per il loro sviluppo spirituale se non tramite la mediazione di aggiunte ad Essa e la interpretazione del clero. Mi chiedo cosa la consigliano a fare. Per questa ragione per tanti anni l’uso della Bibbia è stato addirittura vietato o sconsigliato. Questa è una violenza inaudita contro l’autorità della Parola di Dio e contro lo Spirito Santo. Come abbiamo visto nelle nostre domande e risposte iniziali non è affatto così.

Ecco svelata la vera Parola di Dio di queste istituzioni

Ci ricordiamo ancora le risposte alle nostre tre domande inziali? La Parola di Dio è una: la Bibbia. Chi spiega è uno: Lo spirito Santo. La Chiesa è sottomessa alla Parola di Dio; la deve osservare; gli deve ubbidire ed è essa che dice alla Chiesa qual è la verità per l’azione dello Spirito Santo.

Qui cosa abbiamo invece? Troviamo non solo una tradizione di fatto equiparata alla Parola di Dio ispirata ma addirittura una Parola di Dio sottomessa a degli uomini che si arrogano l’autorità esclusiva di interpretarla diventando essi di fatto la Parola di Dio.

A pensarci bene, infatti, dal momento che le tradizioni da inserire come volontà di Dio sono stabilite dal magistero della chiesa e dal momento che il come comprendere la Bibbia lo stabilisce sempre il magistero della chiesa, non è errato affermare che la vera Parola di Dio per queste istituzioni di matrice cristiana è il magistero della chiesa e cioè, papi, vescovi, patriarchi e quant’altro.

Questa è una gravissima deviazione, è un’apostasia, un tradimento della verità. Cristo, la Parola, La Verità, la Via, viene sottomesso a degli uomini a volte indegni di essere definiti cristiani. Questa affermazione terribile non è fantasia…rileggiamo il Dei Verbum: È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre…aggiungo, con l’ultima parola su cosa è verità e Parola di Dio lasciata al magistero.

È davvero un fatto gravissimo ed inaccettabile che nessun credente con un minimo di guida dello Spirito Santo, potrà accogliere.

Ma non è sempre stato così….
….infatti, nei primi trecento anni della chiesa, gli evangeli, le lettere di Paolo e di altri autori neotestamentari erano l’unica fonte di verità ispirata, tanto che molti padri della chiesa hanno contestato il tentativo, poi riuscito, di inserire le tradizioni come rivelazione ispirata.
Riporto un elenco di affermazioni rigorosamente fatte da padri della Chiesa che ho raccolto dal libro: La Chiesa romana allo specchio di J. Blocher; e altre fonti.

– Giustino Martire (morto nell’anno 165 dopo Cristo) disse: ‘Non abbiamo alcun comandamento di Cristo che ci faccia obbligo di credere alle tradizioni e alle dottrine umane, ma soltanto a quelle che i beati profeti hanno promulgate e che Cristo stesso ha insegnate, ed io ho cura di riferire ogni cosa alle Scritture e chiedere ad esse i miei argomenti e le mie dimostrazioni’ (Giustino Martire, Dialogo con Trifone); (Tra l’altro, breve parentesi, Giustino nelle sue Apologie, presenta un modo di radunarsi della prima chiesa (anno 165) del tutto simile al nostro e che non ha nulla a che vedere con la pesante liturgia presa in prestito dal paganesimo ed introdotta gradualmente dal 4° secolo in poi…chiusa parentesi).
Ireneo (202) “Le Scritture sono perfette, perché Parola di Dio scritta con la guida dello Spirito Santo”. (Adv.Haer. 2, 28, 2).
– Basilio (330-379 d.C.) disse: ‘Rigettare alcuna cosa che si trova nelle Scritture, o ricevere alcune cose che non sono scritte, è un segno evidente d’infedeltà, è un atto di orgoglio… il fedele deve credere con pienezza di spirito tutte le cose che sono nelle Scritture senza togliere o aggiungere nulla’ (Basilio, Lib. de Fid. – regul. moral. reg. 80);
– Ambrogio (340 ca. – 397) disse: ‘Chi ardirà parlare quando la Scrittura tace?… Noi nulla dobbiamo aggiungere al comando di Dio; se voi aggiungete o togliete alcuna cosa siete rei di prevaricazione’ (Ambrogio, Lib. II de vocat. Gent. cap. 3 et lib. de parad. cap. 2).
– Girolamo (347 ca. – 419-20 ca.) disse: ‘Se voi volete chiarire le cose in dubbio, andate alla legge e alla testimonianza della Scrittura; fuori di lì siete nella notte dell’errore. Noi ammettiamo tutto ciò che è scritto, rigettiamo tutto ciò che non lo è. Le cose che si inventano sotto il nome di tradizione apostolica senza l’autorità della Scrittura sono colpite dalla spada di Dio’ (Girolamo, In Isaiam, VII; In Agg., I; citato da Roberto Nisbet in op. cit., pag. 28).
– Cipriano (200 ca. – 258) disse: ‘Che orgoglio e che presunzione è l’uguagliare delle tradizioni umane alle ordinanze divine…!’ (Cipriano, Epist. 71);
– Tertulliano (160 ca. – 220 ca.) disse: ‘Ci mostri la scuola di Ermogene che ciò ch’essa insegna sta scritto: se non è scritto, tremi in vista dell’anatema fulminato contro coloro che aggiungono alla Scrittura, o ne tolgono alcuna cosa’ (Tertulliano, Contro Ermogene, cap. 22).
– Ireneo (130 – 202 d.C.) ha citato 24 dei 27 libri del Nuovo Testamento, con oltre 1800 citazioni dal Nuovo Testamento.
– Clemente di Alessandria (150 – 215 d.C.) ha citato tutto il Nuovo Testamento, tranne i libri di Filemone, Giacomo e 2 Pietro. Egli ha riportato circa 2400 citazioni dal Nuovo Testamento.
– Tertulliano (160 – 220 d.C.) ha fatto oltre 7200 citazioni dal Nuovo Testamento.
– Origene (185 – 254 d.C.) ha riportato quasi 18.000 citazioni del Nuovo Testamento.

Leggendo queste dichiarazioni non si può che rimanere allibiti dal fatto che gli stessi scrittori che le istituzioni cattoliche e ortodosse elevano per sostenere le loro dottrine, erano contro tutte quelle dottrine e pratiche che non potevano essere dimostrate con la Bibbia e che venivano fatte passare per tradizione apostolica cioè come tramandate direttamente dagli apostoli.

Dunque, queste istituzioni non si attengono completamente a quello che hanno detto i “padri” rigettando tutto ciò che non è scritto nelle Sacre Scritture. Esse da un lato dicono che bisogna interpretare le Scritture per mezzo dei padri, e dall’altro affermano che bisogna accettare le tradizioni nella stessa maniera in cui si accetta la Scrittura (il concilio Vaticano II ha dichiarato infatti che la Scrittura e la tradizione “devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e rispetto” [Concilio Vaticano II, Sess. VIII, cap. II]), il che, come abbiamo visto, va apertamente contro il consenso dei padri.

Quello che abbiamo appena esaminato ci convince una volta di più del fatto che il corpo ecclesiastico di queste istituzioni religiose, con tutti i distinguo che pur si vogliono fare, di fatto, ritengono di essere loro l’autorità assoluta in materia di rivelazione, la Parola di Dio più certa…quale arrogante menzogna! Rigettano ciò che dei padri non condividono, accettano ciò che condividono, aggiungono quello che gli pare secondo il proprio giudizio e stesso metodo applicano alla Bibbia facendo e disfacendo a loro piacimento.

Tutte queste deviazioni non so se sono frutto di malafede ma sicuramente sono frutto di una fede malata. Una fede che si è ingannata di qualcosa, che è caduta in grossi equivoci, che ha ceduto a delle seduzioni che hanno poi dato origine a tutte queste eresie.

Cosa è tradizione e cosa no? Una gran confusione

Anche volendo dare spazio alla tradizione sorgono degli ostacoli insormontabili, perché la tradizione essendo orale si presenta indefinibile…certo il magistero ci pensa lui a dire qual è la verità e vabbè. Che affidabilità possiamo però davvero dare alla tradizione?

Per tradizione le istituzioni cattoliche e ortodosse intendono non solo gli scritti dei padri; ma anche le direttive dei concili, catechesi di vescovi, liturgie, icone e reliquie presunte sacre, ecc….

Spesso però i padri della chiesa si sono contradetti. Altre volte hanno affermato delle enormità come Papia che sosteneva che Gesù risorto e in carne avrebbe governato sulla terra per mille anni, e non si è lasciato convincere facilmente del contrario, o come Agostino che fa un lungo elenco di ritrattazione dei suoi scritti, a volte piccole ritrattazioni a volte più importanti. Anche nei concili non è che filasse sempre tutto liscio. Spesso c’erano disaccordi ed a volte i loro decreti erano contradittori rispetto a quelli precedenti. Poi vite di martiri con racconti a volte inverosimili; liturgie differenti a seconda dei posti, catechesi di vescovi di cui non vi sono che pochi frammenti; per non parlare della fantomatica successione apostolica, frutto di un grandissimo equivoco nel quale mai i vescovi, gli anziani della prima chiesa erano caduti, e della quale parleremo più compiutamente quando parleremo della Chiesa. Questa successione ha portato all’autorità spirituale, e quindi dogmatica, sulla Chiesa, dei veri e propri delinquenti come Alessandro VI o come innumerevoli vescovi nominati dagli imperatori, fenomeno così frequente nella istituzione ortodossa che prese il nome di “Cesaropapismo”, ovviamente negato dagli interessati.

Qual è la vera tradizione? È tutto così indefinito e approssimativo e inquinato. Forse proprio per questo la prima Chiesa, come abbiamo letto dei padri in precedenza, si guardava bene dal porre la tradizione sullo stesso piano della Parola di Dio ispirata, ne i padri pretendevano o si arrogavano l’autorità di essere gli illuminanti assoluti e unici interpreti della Sacra Scrittura, ma rimanevano, almeno quelli che lo facevano, ben saldi alla Parola di Dio.

Questi padri, che preferisco sinceramente chiamare fratelli in fede del passato, visto che Gesù ci dice chiaramente di non chiamare nessuno padre se non il Padre eterno, che poi ci confondiamo le idee (Mt. 23:9), noi li rispettiamo, infatti, a questo punto delle nostre riflessioni voglio chiarire, che tutto il nostro dire non è contro di loro ne vuole demonizzare i padri della Chiesa dai quali possiamo attingere, e la Chiesa ha attinto, utili insegnamenti, ma il loro scritti non sono Parola di Dio, come neanche loro lo ritenevano, e devono essere sottoposti a giudizio critico a differenza della Parola ispirata che è inerrante e non sottoposta al giudizio di chicchessia.

Cosa dice la Bibbia circa l’unica rivelazione a cui gli uomini devono fare capo?
Vediamo alcuni versetti con brevi approfondimenti li dove il pensiero rivelato potrebbe prestarsi a fraintendimenti.
– Tutto il Salmo 119. 176 versetti che esaltano l’autorità ed il valore insostituibile ed ineguagliabile della Sacra Scrittura.

– Gesù dice: “se perseverate nella mia Parola, siete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” Giov. 8:32;

– Giov. 12:48: 48 Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno. 49 Perché io non ho parlato di mio; ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha comandato lui quello che devo dire e di cui devo parlare; 50 e so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre me le ha dette».

– Atti 17:11 (Bereani) Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così. 12 Molti di loro, dunque, credettero.

Registrazione di fatti o divina ispirazione?
Come visto nella prima delle nostre domande, spesso il Nuovo Testamento viene dalle istituzioni religiose, presentato come poco più che una versione scritta della tradizione, con i ricordi degli scrittori, ed una parziale spiegazione degli insegnamenti di Cristo. Questo, naturalmente, eleva la tradizione allo stesso livello di autorità della Scrittura o, più precisamente, abbassa la Scrittura al livello della tradizione. Ma le Scritture del Nuovo Testamento sono molto più di una semplice registrazione scritta degli insegnamenti orali degli apostoli; esse sono una registrazione scritta ispirata. Una comprensione biblica del concetto di ispirazione può aiutarci a capire il significato di questa distinzione.
L’apostolo Pietro scrive:
– “Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 Pietro 1:20-21). Qui vediamo che la Scrittura non è venuta “da un’interpretazione personale” (verso 20). La parola tradotta con “interpretazione” significa risolvere o spiegare. Pietro sta dicendo che nessuno scrittore del Nuovo Testamento ha semplicemente scritto la sua personale spiegazione di quello che Gesù ha insegnato o che ha fatto. La Scrittura non venne mai “dalla volontà dell’uomo” (verso 21). Non furono gli scrittori della Bibbia a decidere di scrivere delle profezie o a decidere cosa includere nella Scrittura. Piuttosto, essi furono “sospinti dallo Spirito Santo” (verso 21). Dunque, degli uomini hanno scritto il Nuovo Testamento: “degli uomini hanno parlato” (verso 21), il loro modo di scrivere riflette la loro personalità e le loro esperienze, ma questi uomini “hanno parlato da parte di Dio” (verso 21). Gli uomini hanno scritto, ma Dio è l’autore morale e spirituale di quegli scritti. Per questo motivo, la Scrittura è la rivelazione comunicataci perfettamente con le Parole date da Dio e utili alla vita e al progresso spirituale, da qui comprendiamo meglio quello che dice i 2^ Tim:

– “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Timoteo 3:16-17). La frase tradotta con “ispirata da Dio” è la traduzione delle parole “Dio” e “emettere, pronunciare”. Il verso può dunque essere reso con: “Tutta la Scrittura è emanata da Dio”. La Scrittura può dunque essere giustamente definita la Parola di Dio.

– Ai tempi di Gesù, rispetto alle aggiunte ed agli inquinamenti della Parola di Dio di cui abbiamo parlato prima, c’era una situazione molto simile. Presunte tradizioni attribuite a Mose ed altri di epoche successive, racchiuse in vasti commentari (Talmud) venivano utilizzate dagli scribi e dottori della legge per interpretare le scritture…cosa gli rispose Gesù: Marco 7:8-13 “Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini. … Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! Vrs 13…annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. Di cose simili ne fate molte».

Qui probabilmente il Signore non condannava in toto le spiegazioni e gli insegnamenti tramandati, ma condannava senza mezzi termini l’abuso di queste tradizioni che arrivavano ad abolire il comandamento di Dio, stabilendo chiaramente come, il comandamento di Dio scritto, fosse preminente su tutto il resto. Il credente non deve rivolgersi ad altre fonti dottrinali, idee umane o tradizioni, poiché solo la Sacra Scrittura è la Parola di Dio, ed essa è perfettamente sufficiente, come abbiamo già letto “a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”.

– Gli Apostoli mettono in guardia i cristiani contro i dottori che ripetono lo stesso errore dando alle loro interpretazioni personali del vangelo la stessa autorità del vangelo: Galati 1:9 Paolo dice 6 Mi meraviglio che così presto voi passiate, da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. 7 Ché poi non c’è un altro vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8 Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. 9 Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema.

– Colossesi 2:4 Dico questo affinché nessuno vi inganni con parole seducenti; 5 perché, sebbene sia assente di persona, sono però con voi spiritualmente, e mi rallegro vedendo il vostro ordine e la fermezza della vostra fede in Cristo. 6 Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; 7 radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata, abbondate nel ringraziamento. 1Ti 6:20-21 (Gv 14:9-10; 1Co 1:24, 30) Ro 6:3-11; Ef 2:1-18
8 Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo;

Qualcuno potrebbe far credere che qui si tratti di tradizioni umane nel senso mondane e pagane, ma non è affatto così. Paolo parla di tradizioni e insegnamenti tramandati di carattere religioso che egli mette in contrapposizione ai suoi insegnamenti. Con questi inganni, filosofie, parole seducenti, raggiri e tradizioni si vuole cercare di sedurre il popolo di Dio e di minarne la fermezza. La Chiesa di Colosse aveva un problema di natura spirituale con falsi dottori che portavano scompiglio proprio mediante queste verità distorte e difformi dalla Parola di Dio. Certo Paolo li definisce elementi del mondo perché tali sono seppur con parvenze di pietà. La tradizione che si aggiunge alla Parola di Dio è un elemento del mondo che si aggiunge alla verità ispirata.

– “Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome”…25 Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha fatte; se si scrivessero a una a una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero. (Giovanni 20:30-31+21:25). Vediamo dunque che Giovanni dichiara di aver riportato nel suo vangelo tutti gli insegnamenti di Cristo essenziali alla salvezza. Non è necessario ne aggiungere ne togliere. La Sacra Scrittura è completa e sufficiente per conoscere la verità che porta alla libertà, alla salvezza e alla vita. Dio per mezzo dello Spirito Santo ha raccolto quello che serviva per la vita eterna e per la vita cristiana. Lo dice Giovanni stesso, è vero, Gesù ha fatto molte altre cose, certamente anche in questo caso non c’è ragione di credere che fossero diverse da quelle che lo Spirito Santo ci ha riportato nella Parola scritta, ma ciò che è stato portato nella Parola scritta è ciò che è utile ed è certificato dalla Ispirazione Divina. Sono esistite intere generazioni che hanno visto e sentito tutte le cose fatte da Gesù e raccontate dai Discepoli ma ciò che si è affermato con potenza sono le stesse parole potenti che abbiamo nelle nostre Bibbie.

Lc 1:1 Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi, 2 come ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, 3 è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo, 4 perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.
Luca, basandosi solo sugli apostoli, gli unici ministri della Parola della quale erano stati testimoni oculari, verità pura, si è preoccupato di raccogliere con cura tutte le testimonianze utili a confermare la fede di Teofilo…e di chiunque avrebbe creduto in seguito. Gli apostoli, sospiti dallo Spirito, hanno scritto quello che hanno scritto, tra le tante cose che avrebbero potuto scrivere, perché quelle che hanno scritto erano rappresentative dell’intero patrimonio spirituale lasciato da Gesù e utile per l’umanità. Un patrimonio accessibile a tutti, perché il vangelo è un messaggio di massa perché tutti possano pervenire alla salvezza e ad una santa vita di fede. Straordinaria intelligenza e sapienza di Dio.

– L’apostolo Paolo disse di “non praticare oltre quello che è scritto” (1 Corinzi 4:6). Le istituzioni di cui parliamo non seguono questo insegnamento, e purtroppo insegnano ai loro fedeli a fare lo stesso.

L’ultimo libro del Nuovo Testamento termina con questo solenne avvertimento:
– “Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro; e se alcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell’albero della vita e della città santa, delle cose scritte in questo libro” (Apocalisse 22:18-19).

Concludendo
La Bibbia è l’unica e sola fonte di verità rivelata, attraverso la quale possiamo conoscere la volontà di Dio circa l’uomo ed il suo destino. La tradizione come l’interpretazione della stessa da parte dei magisteri di qualsiasi istituzione umana, in nessun caso possono essere al di sopra di ciò che dice la Bibbia.
La Parola di Dio è l’unico e solo riferimento ispirato a cui un cristiano deve fare capo. Essa è la base il centro e l’oggetto di tutte le riflessioni che possiamo fare su Dio e sui suoi piani per l’uomo. Ogni insegnamento, riflessione, comandamento che non trova riscontro nella sacra Bibbia non è degno di considerazione e non deve essere ritenuto vincolante per la vita del credente. Per queste ragioni la distanza tra la Bibbia e tutti gli altri scritti è abissale e non è possibile in nessun modo affiancarli o associarli se non commettendo una grave idolatria ed esponendosi alla condanna che dice: guai a chi toglie ed a chi aggiunge.

Formazione del Canone biblico

La volta scorsa abbiamo visto tre fatti fondamentali rispetto alla Parola di Dio e cioè che:

– La Bibbia è l’unica fonte di rivelazione ispirata e vincolante
– Lo Spirito Santo è l’unico vero ed autorevole insegnante della Parola di Dio
– È sempre la Chiesa ad essere sottoposta alla Bibbia e mai il contrario.

Ora vista l’autorevolezza assoluta di questi libri che costituiscono la biblioteca divina, che sono per il credente l’unica guida sana per una vita secondo il volere di Dio, chiediamoci: Questa collezione di 66 libri come ci è giunta? Perché questi e non altri libri?

Opinioni comuni
Chi non si è mai sentito fare da amici, conoscenti, o estranei ai quali si parlava di Gesù obiezioni del tipo: chi ha messo insieme questi libri che compongono la Bibbia? In fondo non sono stati altri uomini come noi, e quindi che valore possiamo dargli? Chiaro che vista così senza sapere nulla di ispirazione e guida dello S. Santo nella formazione dei canoni, l’obiezione potrebbe essere anche legittima.
Altri in netta opposizione alla Bibbia, non conoscendo nulla della Bibbia e neanche essendo minimamente interessati a conoscerla, sanno però, e lo sanno per “certo”, che la Bibbia contiene solo, miti, leggende e rimaneggiamenti di altri miti e leggende più antiche, delle quali, anche di queste ultime, spesso non ne hanno che una conoscenza vaga e per sentito dire.
Altri ancora, pur volendo riconoscere alla Bibbia ispirazione divina hanno aggiunto ad essa, continue altre presunte rivelazioni, scritte o orali, creando un patrimonio di rivelazione “divina” immensa e di origine e autorevolezza incerta che ha di fatto minimizzato la Bibbia screditandola come unica fonte di rivelazione divina, riducendola ad una porzione neanche tanto importante della Parola di Dio. Tra questi ultimi spesso la Bibbia viene dimenticata a favore delle altre presunte rivelazioni, ricordandosi però di Essa e della sua autorità, citandola, magari estrapolando testi dal contesto, al solo scopo di dare autorevolezza alle favole della tradizione e delle spiegazioni delle gerarchie religiose. Poter dire: lo dice anche la Bibbia fa sempre un certo effetto.

Come abbiamo già chiarito la volta scorsa, oltre la Bibbia non ci sono altre rivelazioni divine, e la Bibbia, la Parola di Dio, non è frutto di interpretazioni e spiegazioni umane ma degli uomini parlarono perché sospinti da parte dello Spirito Santo. Dunque, la Bibbia non è stata messa insieme da uomini che parlarono di Dio, ma da Dio che parlò a degli uomini. Dio ha scritto la Bibbia e Dio l’ha messa insieme come noi oggi l’abbiamo tra le nostre mani. La storia della formazione del canone biblico ci confermerà questa verità.

Breve storia del Canone
La Bibbia si divide in Antico e Nuovo Testamento o patto. Questa divisione fa riferimento ai due patti che Dio fermò con l’uomo, quello della legge con il Suo popolo (Es. 34:10-12 + 27-28) e quello della Grazia in Gesù (Mt. 26:28). Questi due patti troviamo ben riassunti nei verss. di Ger. 31:31-34.

Poiché in greco la parola patto vuol dire anche testamento si scelse questo termine per descrivere le due eredita che raccolgono le promesse di Dio per i credenti, che trovano nel Signore Gesù il loro compimento. Questo concetto dell’eredità in Cristo è chiaramente esposto in Eb. 9:15:18, dove le parole Patto e Testamento sono la traduzione dello stesso termine: “Diatheke”.

Formazione dell’Antico testamento

L’antico Testamento è collezione di libri che veniva riconosciuta dal popolo ebraico, come Parola di Dio ispirata, autorevole e genuina. Era ed è per gli ebrei ancora oggi, regola di fede. Il termine Antico testamento è di origine cristiana perché allude anche al nuovo testamento o patto che invece gli ebrei sono ancora in attesa di realizzare avendo rinnegato il Messia Gesù. Gli Israeliti chiamano e dividono gli scritti sacri in modo differente da noi. Questi modi diversi di chiamarli non comportano nessun problema perché in sostanza gli scritti di cui parliamo sono esattamente gli stessi nel loro contenuto.

Gli Israeliti dividono le loro Sacre Scritture in:
1. a) Torah – la Legge, cioè i cinque libri di Mosè, detti anche il Pentateuco;
2. b) Nebiim – i Profeti, divisi in “Profeti anteriori”, vale a dire Giosuè, Giudici, 1^ e 2^ Samuele, 1^ e 2^ Re, ed in “Profeti posteriori”,i quali a loro volta si suddividono in “Profeti maggiori”, cioè Isaia, Geremia ed Ezechiele, ed i “Profeti minori” da Osea in poi, in numero di Dodici;
3. c) Ketubim – gli Scritti Sacri o Agiografi, i quali comprendono i Salmi, i Proverbi, Giobbe; il Cantico dei Cantici, Ruth, le Lamentazioni, L’Ecclesiaste, Ester, Daniele, Esdra, Nehemia, 1^ e 2^ Cronache.
Questo è l’ordine in cui i libri sono posti nelle Bibbie ebraiche. La divisione cristiana invece in libri Storici; Poetici e Profetici fa riferimento al contenuto.

Come si è formato questo canone?
Il termine canone vuol dire letteralmente canna o bastone da misura e nell’uso cristiano assunse il significato di “regola di fede scritta”. Il canone, dell’antico e nuovo testamento, è dunque il riferimento dottrinale e di fede per il credente.

Dio iniziò di sua propria mano questo canone scritto scrivendo le 10 parole che conosciamo come 10 comandamenti (Esodo 34:28). Dio diede inoltre a Mose molte altre indicazioni che quest’ultimo scrisse fino a formare il pentateuco, la Torah, la legge, i cinque libri che conosciamo come: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Questi cinque libri furono per lunghissimo tempo la Parola di Dio scritta più autorevole ferma e antica per gli israeliti. In questi libri Dio si rivela sin dall’inizio della storia umana, come anche rivela la condizione di ribellione nella quale l’uomo si trova ma anche offre all’uomo una possibilità per riconciliarsi con Sé.

Una Parola potente a volte abbandonata
Nel tempo questo libro della legge ogni tanto si perdeva, nel senso che veniva trascurato e dimenticato. Esisteva certamente una tradizione religiosa che operava attraverso i sacerdoti, gli scribi ecc, ma evidentemente questa tradizione, basata su presunte altre rivelazioni fatte da Dio a Mosè, prendendo spunto dalla Torah, si avventurava lontana da essa fino a soppiantarla e soffocarla. Non si spiegherebbe altrimenti il perché ai tempi del re Giosia, il libro della Legge doveva addirittura essere trovato tanto che se ne era perso l’uso (2 Re 22:8 – tutto il capitolo). E dove fu trovato? In qualche grotta? Dissotterrata da qualche parte? No, nel tempio! In un tempio cadente e affidato ad un sacerdozio lontano da Dio e dalla Sua unica Parola! La Parola era sotto i loro occhi, ma erano tutti presi dalle loro tradizioni e liturgie morte che ripetevano meccanicamente, tanto da non dare alcuna importanza a quel libro della legge scritto col dito di Dio, che certamente era finito in qualche soffitta impolverata del tempio.

Quanto siamo vicini a questi fatti. Tante volte perdiamo la Parola di Dio a casa nostra, pieni di religiosità, di parole religiose, di consigli religiosi, di tradizioni religiose, di sterili ritualismi, di scritti religiosi che parlano di Dio, ma senza la Parola di Dio.

La gioia di ritrovare la Parola di Dio
Certo non fu di gioia il primo sentimento del re Giosia dopo aver ascoltato le parole del libro della legge, ma più probabilmente di tristezza (si straccio le vesti) e di paura dal momento che scopri che i suoi padri furono gravemente infedeli a quella Parola di Dio e che per bocca della profetessa Culda il Signore promette sciagure sulla nazione. Ad ogni modo poiché Giosia ascoltò quella santa Parola, il suo regno fu preservato da sciagure. Giosia mosso dalla Parola viva di Dio attuo una restaurazione del culto secondo i dettami della legge come non era stato prima da molto tempo.

Qualcosa di molto simile, ma su vasta scala, accade anche al rientro dalla deportazione in Babilonia. Siamo ai tempi di Esdra e di Neemia.

Dopo la deportazione in Babilonia un editto del re Ciro consentiva il rientro a Gerusalemme degli ebrei che lo volevano. Rientravano con il chiaro incarico di ricostruire il tempio sotto la guida dello scriba e sacerdote Esdra prima, e poi delle mura di Gerusalemme sotto la guida di Neemia (2 Cr. 36:22-23; Es. 1:1).

Esdra e Neemia, al termine delle ricostruzioni in occasione della festa delle capanne, ormai non festeggiata da tempo immemorabile, durante i 7 giorni della festa, fecero leggere il libro della legge dalla mattina presto fino a mezzogiorno. La reazione del popolo a questa lettura del libro della Legge fu di grande commozione. In questo caso la reazione di tristezza, di consapevolezza di peccato, di pentimento e di rinnovamento fu su vasta scale perché coinvolse attivamente tutto il popolo che era li ad ascoltare la Parola di Dio. È davvero utile leggere tutto il capito otto di Neemia. A partire da questo episodio la Torah fu rimessa al centro della fede ebraica e conobbe un nuovo inizio.

La Parola di Dio, dunque, si eleva maestosa come autorità morale e spirituale sopra ogni altra parola, rito, tradizione o spiegazione umana e scuote le coscienze che vi si dedicano portandole ad un vero rinnovamento. Le Parole di Dio sono spirito e vita al contrario di tutto il resto che parla di Dio che pure, in alcuni casi, vogliamo degnare di considerazione ma che mai dovrà essere elevato al rango di Parola di Dio.

Altre due collezioni di libri si aggiungono alla Torah
Al libro della legge si aggiunsero in seguito gli altri scritti. In epoca ormai dove la voce dei profeti cessò, siamo nel quinto secolo avanti Cristo, si senti il bisogno di raccogliere tutti gli scritti profetici che erano stati trasmessi dagli antenati e così si formò una seconda collezione di libri sacri da aggiungere alla Torah: i Nebiim – i Profeti, scritti noti di tutti quei profeti del passato che avevano fatto vibrare la storia di Israele e che avevano sempre avuto totale riconoscimento dal popolo, il quale li riteneva da sempre come parola sacra e ispirata.

I dottori giudei non si fermarono qui e misero insieme una terza collezione, aggiungendo ai conosciutissimi e veneratissimi Salmi, diversi scritti, alcuni dei quali antichissimi, come il libro di Giobbe che parrebbe essere lo scritto più antico libro della Bibbia. Abbiamo così i Ketubim – Scritti sacri. Anche questi scritti circolavano da sempre tra il popolo ed erano considerati ispirati da Dio.

Tutti questi scritti riportano in maniera diretta o indiretta la storia del popolo eletto per portare sulla terra il centro di tutta la Bibbia, la benedizione per tutte le famiglie della terra: Il Messia, il Cristo, Gesù, il quale è ampiamente annunciato nei libri dei Profeti, come anche nei Salmi e con accenni più o meno rilevanti in tutti gli altri scritti. Gesù rimane sempre il centro di tutti gli scritti dell’antico testamento.

La trasmissione
Tutti questi testi sono stati trasmettessi nei secoli in forma scritta (Dio comandò che Torah fosse scritta e spesso nei profeti troviamo che Dio dice: scrivi!) e gli ebrei avevano un’attenzione particolare nel riportare gli scritti sacri in modo estremamente fedele di copia in copia. Era consuetudine, infatti, tra gli scribi una pratica, che in qualche modo ha favorito la scomparsa dei manoscritti più antichi, che era quella di distruggere le copie ormai consumate e non più adatte all’uso religioso. Venivano distrutte per evitare che cadessero in mano ai profani. Bastava che solo alcune lettere fossero sbiadite o che si riscontrassero tre errori di copiatura perché il manoscritto fosse distrutto. Questa pratica, se è vero che ha fatto scomparire i manoscritti antichissimi, ha però preservato la fedeltà del testo in modo davvero unico.

Superando millenni di avversità
Tutti questi scritti non sono giunti fino a noi in “carrozza” ma hanno superato nei secoli vari potenti avversari che ne avrebbero potuto determinare la scomparsa. Nessuno di questi scritti si basa sugli scritti autografi cioè sugli originali degli autori, ma si basano su copie manoscritte e tramandate di generazione in generazione. Vi sono circa 2000 manoscritti dell’Antico Testamento il che è un vero miracolo se consideriamo almeno tre fatti: 1) La pratica dei copisti di distruggere i manoscritti non più leggibili (come visto prima); 2) la campagna di distruzione di tutti i testi religiosi attuata da Antioco Epifane nel 168 AC il quale quanti ne potè scovare tanti ne butto nel fuoco; 3) la natura deperibile del materiale prevalentemente utilizzato per scrivere cioè il papiro…per quanto si uso spesso anche la più resistente pergamena.

L’Antico Testamento ha dunque superato avversità terribili per giungere fino a noi. In tanti hanno cercato di cancellarlo dalla faccia della terra, senza riuscirci. Martin Lutero scrisse: “Potenti sovrani si sono schierati contro questo libro (riferendosi all’intera Bibbia) e hanno cercato di distruggerlo e di eliminarlo… Alessandro Magno, i principi d’Egitto e di Babilonia, i monarchi della Persia e di Roma…ma non hanno ottenuto alcun risultato. Essi sono morti, mentre il libro rimane e rimarrà sempre, nella sua perfezione e interezza. Chi l’ha aiutato? Chi l’ha protetto da forze tanto vigorose? Nessuno, eccetto Dio.”

L’autorevolezza di questi libri
Va bene, questa è la storia di come l’Antico Testamento è giunto a noi. Perché dovremmo dare credito a questi libri come fossero divini?

Esistono almeno due ragioni più che valide per ritenere questi libri davvero procedenti da Dio, il quale non solo li ha difatto scritti, ma li ha anche preservati dalla scomparsa facendoli giungere fino a noi in tutta la loro integrità.

1) Tutti questi libri dell’Antico Testamento, scritti in un ampissimo lasso di tempo, benché differiscano, per l’età in cui furono composti, per il contenuto e per lo stile, dichiarano tutti lo stesso sistema di verità in una progressiva rivelazione di Dio. Sistema di verità che si estenderà ancora nel Nuovo Testamento con il compimento della profezia e della legge in Gesù per proseguire fino all’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, che dopo il primo cielo e la prima terra ci porta a sbirciare nei nuovi cieli e nuova terra. Questo è davvero sorprendente e non ha nulla di umano.
Nella Bibbia, la verità eterna di Dio passò attraverso le facoltà mentali di tutti gli scrittori, dei profeti prima e degli apostoli poi, e si tradusse in linguaggio umano per concederci di ricevere la rivelazione di Dio e dei suoi piani per l’umanità. “…Nessuna profezia della Scrittura procede da vedute particolari; poiché non è dalla volontà dell’uomo che venne mai alcuna profezia ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (1^ Pietro 1:20-21). Non possiamo affermare queste cose per nessun altro libro al mondo che fu scritto o che sarà mai scritto.
2) La seconda ragione, ma non seconda, è che abbiamo un certificatore eccellente di quanto l’Antico Testamento sia divinamente ispirato e quindi regola e canone di fede per i credenti. Tutti i libri dell’Antico Testamento erano considerati ai tempi di Gesù “Parola di Dio” ed erano letti e insegnati nelle sinagoghe come tale.

Il fatto più importante però non è che degli uomini considerassero divinamente ispirati gli scritti sacri dell’Antico Patto, ma che Dio stesso, nella persona di Gesù li considerasse tali. È interessante sapere che anche Gesù chiama questi scritti ripetutamente “Parola di Dio” (Mt. 4:4; Mt. 15:6; Matteo 22:40; Matteo 5:17Lc. 11:28; Gv. 10:35 ecc…) ed anche durante la sua missione sulla terra cita direttamente o indirettamente quasi tutti i libri dell’A.T. ed accredita tutto l’A.T. dicendo in alcuni casi di rivolgersi alla legge ed ai profeti. Un brano su tutto per capire cosa fosse l’Antico testamento per Gesù: Luca 24:44 Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè (Torah), nei profeti (Nebiim) e nei Salmi (Ketubim)».

Non solo Gesù ma anche il N.T. cita 30 dei 39 libri dell’antico testamento. Dunque, Gesù, il figlio di Dio, la Parola fatta carne, è il più straordinario certificatore dell’ispirazione divina dell’Antico Testamento. Non possiamo fare altro che accogliere questa verità! Non possiamo che accostarci alla Parola di Dio, la Bibbia con piena e profonda serenità sapendo che Dio ci parla e attende da noi una risposta coerente alle Sue aspettative.

Note conclusive:
Gesù definisce l’importanza e l’autorevolezza della Parola, scritta e certa, in modo molto chiaro rimandando tutti, sin dal deserto con Satana durante la tentazione, alla certezza di ciò che è scritto e mai a racconti tramandati più o meno chiari e fantasmagorici. Sta scritto! Dirà a Satana nel deserto. Avrebbe potuto dire e fare qualsiasi altra cosa ma ha scelto di affrontare Satana con la Bibbia, lasciando all’umanità una traccia inequivocabile da seguire per vincere la partita più difficile che sta giocando, quella contro le terribili conseguenze del peccato, frutto della caparbia scelta dell’uomo di non ascoltare il Suo Creatore che si rivela proprio attraverso la Bibbia. Hanno la Parola scritta, la legge i profeti i salmi. È sempre alla Parola scritta che Gesù rimanda tutti.

Gesù non cita mai la tradizione, e se lo fa, non è certo per dirne bene. Una volta dice che abolisce la scrittura, altre volte cita detti della tradizione ma li modifica mettendo in evidenza quanto il detto umano sia povero di spirito, nel senso peggiore del termine come nel sermone sul monte – Matteo 7:12 – la regola d’oro. Il verso talmudico diceva: Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, mentre Gesù lo trasforma in: Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Potrebbe sembrare la stessa cosa ma non lo è assolutamente. Gesù è in chiave propositiva, fai il bene; mentre la tradizione dei rabbini era in chiave negativa e legalistica. Da un lato lo spirito e vita dall’altra la lettera morta.

Gesù non cita mai i libri cosiddetti deuterocanonici o gli apocrifi. Alcuni li accomunano, altri li distinguono, e noi non vogliamo occuparci di questo. Una cosa certa è che per quanto alcuni di questi testi possono avere interessanti indicazioni storiche o morali, e per quanto in Israele, solo alcuni di questi libri, potevano godere di rispetto, pure non sono mai stati considerati divinamente ispirati dagli ebrei stessi. Questi testi furono introdotti nella versione greca dell’Antico Testamento conosciuta come la versione dei settanta (che non segue il canone ebraico ma costituisce il canone detto Alessandrino).

Un fatto certo è anche che Gesù non cita mai questi testi e neanche ci risulta che mai siano stati citati dagli apostoli o anche siano state fatte solo fatto allusioni. Il Nuovo Testamento cita centinaia di volte l’Antico Testamento ma mai fa riferimento a questi testi. Fanno molto sorridere i tentativi di alcuni di attribuire a Gesù o al nuovo testamento alcune allusioni ai libri apocrifi e deuterocanonici. Per queste ragioni, noi non abbiamo questi testi nelle nostre Bibbie. Gesù senz’altro li conosceva, non li condanno palesemente anche perché gli ebrei dell’epoca non conoscevano più l’ebraico e l’unica lingua per loro era ormai il greco grazie all’opera di grecizzazione operata da Alessandro Magno. Per questo motivo la versione dei settanta era una grande opportunità per far conoscere le verità divine alla massa e Gesù non la condannò…semplicemente scelse di ignorare quei testi o perlomeno mai li utilizzò per affermare delle verità e mai rimando i suoi uditori a tali libri.

Formazione del nuovo testamento

Se l’Antico Testamento è la raccolta di libri divinamente ispirati che annuncia e prepara alla venuta del Cristo, il Signore Gesù, il nuovo testamento, vangeli in testa, è la raccolta di libri divinamente ispirati che diffonde la conoscenza del Cristo per la salvezza delle nazioni.

Origine del Nuovo Testamento
Esiste un momento che possiamo identificare come il punto zero della formazione del canone del nuovo testamento. È un momento in cui di fatto viene dato dal Signore Gesù il comando di dare inizio a formare questo canone.

Leggiamo che: Mt. 28:19 Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente».
Lc. 24:48 Voi siete testimoni di queste cose. 49 Ed ecco io mando su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi, rimanete in questa città, finché siate rivestiti di potenza dall’alto».
Il Signore Gesù lascia agli apostoli il mandato di insegnare tutte le cose che Lui aveva comandato e di essere suoi testimoni per tutte le genti. In pratica il Signore Gesù sta dicendo da questo momento voi avete il compito di raccogliere tutte gli insegnamenti che vi ho dato per far conoscere a tutto il mondo chi sono, perché sono venuto e cosa mi aspetto dall’umanità.

Alla Pentecoste arriva ciò che era stato promesso, lo Spirito Santo, perché potessero compiere il mandato di testimoni e insegnanti con la potenza di Dio:
Atti 1:8 Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra».
At 2:1 Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. 2 Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. 3 Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. 4 Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.

Ecco che adesso possono iniziare il compito loro affidato di insegnare e testimoniare di Gesù, cosa che fanno immediatamente dopo la discesa in loro dello S. Santo:
Atti 2:22 Uomini d’Israele, ascoltate queste parole! Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra di voi mediante opere potenti, prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui, tra di voi, come voi stessi ben sapete, 23 quest’uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; 24 ma Dio lo risuscitò, avendolo sciolto dagli angosciosi legami della morte, perché non era possibile che egli fosse da essa trattenuto…..32 Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; di ciò, noi tutti siamo testimoni. 33 Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite…..36 Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».

Ci sono le prime conversioni…vabbè, ben 3000 persone tutti assieme, e la testimonianza di Gesù, partendo da Gerusalemme, passa in Giudea, poi in Samaria e dopo soli 30 anni arriva già al 4 punto del programma di espansione comandato da Gesù, gli estremi confini della terra: Roma. Quasi tutto il mondo allora conosciuto in soli 30 anni venne raggiunto dalla testimonianza di Gesù resa dai suoi apostoli e discepoli.

In poche parole, questo è il nuovo testamento, la testimonianza, ripiena di S. Santo, data degli apostoli circa Gesù: chi è, cosa ha fatto, perché, cosa si aspetta, cosa ci aspetta: Atti 2:38 E Pietro a loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 39 Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà». 40 E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: «Salvatevi da questa perversa generazione».

Diffusione della testimonianza degli apostoli
Nel periodo iniziale della storia della Chiesa iniziata alla pentecoste la testimonianza degli apostoli fu prevalentemente orale e la genuinità del messaggio trasmesso fu garantito proprio dai testimoni oculari delle cose viste e sentite direttamente da Gesù (1^ Gv 1:1-4). Nelle prime Chiese si continuava quello che si faceva nelle Sinagoghe con la lettura dell’Antico Testamento aggiungendo ad esso la testimonianza oculare degli apostoli.
Non fu ad ogni modo una testimonianza esclusivamente orale tant’è che proprio al vrs 4 di 1^ Gv 1 vediamo che Giovanni (90dc) stesso dice che la loro testimonianza viene trasmessa in modo scritto…vi scriviamo… . Ancora in Luca 1 (e siamo solo al 34-38 dc) vediamo che molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti accaduti e lui, Luca, dopo essersene attentamente accertato, si accinge a scrivere a Teofilo tutto ben bene fin dall’origine.

Dunque, nella prima fase del cristianesimo la testimonianza e gli insegnamenti di Gesù sono sia orali che scritti e la genuinità dei racconti, oltre che essere garantita dallo S. Santo, è anche garantita dalla presenza dei testimoni oculari i quali con estrema facilità avrebbero potuto smascherare i falsi.
Inizialmente nessuno pensò, se non per delle ragioni specifiche come nel caso di Luca che voleva trasmettere a Teofilo ogni cosa in maniera accurata, di scrivere tutto creando una collezione di testi per i posteri. Questo è probabilmente dovuto al fatto che in molti c’era la convinzione che il ritorno di Gesù non dovesse poi tardare molto per cui il pensiero principale fu quello di informare quella generazione della buona notizia del vangelo ignari invece del fatto che la Chiesa avrebbe attraversato i secoli. Troviamo nella 2^ lettera ai Tessalonicesi 2:1-3 come effettivamente l’aspettativa del ritorno del Signore fosse molto forte, anche se nel caso dei Tessalonicesi tale aspettativa era alimentata e forzata da falsi insegnamenti.

Con il passare del tempo, succedendosi varie generazioni di credenti e allontanandosi sempre più dall’era apostolica, nasce l’esigenza di fissare per iscritto la testimonianza pura degli apostoli. Questa necessità è anche dettata dal bisogno di preservare l’insegnamento puro e allo stesso tempo contrastare gli innumerevoli scritti che ormai erano sorti ognuno dei quali a sostegno di varie eresie che pian piano si stavano diffondendo, confondendosi con gli insegnamenti genuini.

Formazione del Canone neotestamentario
I testi che si affermarono prima furono indubbiamente i Vangeli. I Vangeli di Matteo, Marco Luca e Giovanni emersero sugli oltre 50 vangeli contraffatti attribuiti fraudolentemente a vari discepoli e pieni di favole, quando non costruiti ad hoc per sostenere eresie in voga a quei tempi (Vangelo di Tommaso, di Pietro, degli Ebioniti, protovangelo di Giacomo ecc…). I Vangeli canonici invece si imposero ai cuori dei credenti per completezza dei racconti, profondità di Spirito e perché di fatto riscuotevano nella Chiesa grande e unanime ammirazione. Pian piano gli scritti folcloristici ed eretici andavano scomparendo, o comunque si confinavano all’interno delle cerchie eretiche, mentre gli evangeli che oggi abbiamo nelle nostre mani andavano confermandosi nelle chiese come Parola di Dio ispirata.

Ai quattro vangeli, vero pilastro della fede cristiana, si aggiunsero in seguito altri scritti, chiamati gli “Apostoli” quali gli Atti degli apostoli e le lettere che Paolo e altri inviavano alle Chiese per rispondere a dei bisogni del momento. Queste lettere erano accolte con grande interesse e venivano custodite gelosamente e onorate per quello che erano: Parola di Dio.

La diffusione degli scritti neotestamentari non fu omogenea in tutta la Chiesa primitiva. Inizialmente questi scritti si affermarono a gruppi ed in zone diverse, prevalentemente nelle zone di origine. Questo accadde perché chiaramente all’epoca non esisteva la possibilità di viaggiare con le tempistiche odierne di poche ore e dunque la propagazione di questi scritti era tendenzialmente lenta fuori dalle zone di origine. Inoltre, le copie, non esistendo la stampa, richiedevano un lavoro lungo e laborioso. Ancora, siamo in piena epoca di persecuzione e la caccia agli scritti sacri era serrata per cui gli scritti si cercava di custodirli con cura senza esporli a inutili rischi.

I libri del Nuovo Testamento, all’inizio apparvero prevalentemente così distribuiti: Matteo, Giacomo Ebrei (in Palestina); Giovanni, Galati, Efesi, Colossesi, 1.2 Timoteo, Filemone, 1.2 Pietro, 1-2-3 Giovanni, Giuda e Apocalisse (in Asia minore); 1-2 Corinzi, Filippesi, 1-2 Tessalonicesi, Luca (in Grecia); Tito (Creta); Marco, Atti e Romani (Roma).

La culla del Nuovo Testamento è stata senz’altro l’Asia Minore, le cui Chiese, verso la fine del secondo secolo, erano concordi nell’accettare i nostri 4 Vangeli, le Epistole di Paolo, una di Pietro, una di Giovani e l’Apocalisse.
Anche tra le epistole ve ne furono scritte di ogni specie, sia buone (altri scritti di Paolo ad esempio andati persi) che di cattive (come tanti scritti apocrifi).

Possiamo però senza dubbio dire che lo Spirito Santo vegliò e guidò la scelta di quei testi che sarebbero divenuti il deposito prezioso per la fede cristiana.
Lo Spirito Santo guidò la Chiesa, cioè la famiglia dei credenti, tra le centinai di scritti che pretendevano di essere Parola di Dio, e confermò nei cuori dei credenti quegli scritti che Dio scelse per essere la Sua Parola, la vera testimonianza di Cristo che Gesù stesso lasciò ai Suoi perché fosse diffusa e proclamata.

Il canone neotestamentario diventò quello che diventò, non in seguito a decreti speciali di questa o di quella autorità, e neanche in seguito ad un accurato lavoro di critici e di dotti, ma in seguito alla scelta che i credenti stessi fecero lasciandosi guidare dal profondo senso spirituale che gli scritti scelti mostravano di avere nell’intimo del cuore di ognuno di loro e della Chiesa tutta. In questo fatto vediamo che è l’azione dello Spirito santo ad accreditare quei testi come divinamente ispirati e non altri. Anche in questo, dunque, come per la stesura dei testi, Dio ha agito tramite degli uomini, la chiesa intera, sospinta dallo Spirito Santo.

Le autorità ecclesiastiche che in seguito fissarono definitivamente il canone neotestamentario nei tre concili di Laodicea, Ippona e Cartagine, non fecero altro che ratificare la scelta già fatta, da tempo, dalla Chiesa sotto la guida esclusiva dello Spirito Santo.

Il Nuovo Testamento, dunque, è Parola di Dio al pari dell’Antico Testamento ed insieme formano l’unico sacro deposito della volontà di Dio per noi.

Ad ulteriore conferma di questo, possiamo raccogliere importanti testimonianze, sia interne che esterne al Nuovo Testamento, che attestano quanto ciò che troviamo scritto in esso sia da ritenere quello che è: Parola di Dio.

Testimonianze interne al nuovo testamento
Leggiamo attentamente quello che troviamo scritto in alcuni versetti che non hanno bisogno di commenti:
1 Corinzi 2:6 Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; 7 ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria 8 e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuta; perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 9 Ma com’è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano». 10 A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. 11 Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio. 12 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; 13 e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali.
1 Corinzi 14:37 Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore.
1 Tessalonicesi 2:13 Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete.

Paolo, in sostanza, sta dicendo che le cose che dice sono ispirate da Dio. Parole ispirate che Paolo chiedeva che fossero lette nella Chiesa e diffuse anche nelle altre Chiese (Col. 4:16; 1 Tess. 5:27; 2 Tess. 2:15).

2 Pietro 1:15 Ma mi impegnerò affinché dopo la mia partenza abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose.
2 Pietro 3: 1-2 Carissimi, questa è già la seconda lettera che vi scrivo; e in entrambe io tengo desta la vostra mente sincera facendo appello alla vostra memoria, 2 perché vi ricordiate le parole già dette dai santi profeti, e il comandamento del Signore e Salvatore trasmessovi dai vostri apostoli.

Pietro scriveva con l’intento che le cose dette restassero a perenne testimonianza del comandamento del Signore.

2 Pietro 3:15 e considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; 16 e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture.

Pietro mette gli scritti di Paolo accanto alle “altre Scritture” riferendosi chiaramente agli scritti sacri dell’Antico Testamento.

Apocalisse 1:1 Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve, e che egli ha fatto conoscere mandando il suo angelo al suo servo Giovanni. 2 Egli ha attestato come parola di Dio e testimonianza di Gesù Cristo tutto ciò che ha visto.

Giovanni attesta che la visione che lui scrive è Parola di Dio.

1 Timoteo 5:18 infatti la Scrittura dice: «Non mettere la museruola al bue che trebbia»; e: «L’operaio è degno del suo salario».

Queste citazioni che Paolo definisce “la Scrittura” (quindi Parola di Dio ispirata) non si trovano in nessun passo della Bibbia se non in Matteo 10:10 e Luca 10:7. Questo prova che ai tempi di Paolo esistevano già i Vangeli di Matteo e di Luca e che erano ritenuti Scrittura ispirata.

Dunque, gli scrittori del Nuovo Testamento testimoniano che ciò che loro scrivevano era Parola di Dio data alla Chiesa per essere una guida sacra e conforme alla Sua volontà.

Testimonianze esterne al nuovo testamento

Le testimonianze che ora leggeremo sono date da fratelli, in alcuni casi contemporanei degli apostoli, o subito succeduti agli apostoli.
Questi nostri fratelli in Cristo hanno con forza testimoniato del fatto che il Nuovo Testamento, ovviamente al pari dell’Antico Testamento, fosse l’unica Parola di Dio data per salvezza e la crescita della Chiesa. Essi citavano continuamente questi scritti ritenendoli “Sacra Scrittura”. Queste testimonianze ci informano quindi di due fatti importanti:
1. I padri della Chiesa non ritenevano che i loro scritti fossero da considerare Parola di Dio;
2. I padri della Chiesa erano concordi che la Parola di Dio fosse unicamente il Nuovo Testamento assieme al Vecchio Testamento.

– Clemente di Roma 95dc nella sua epistola ai Corinzi cita o fa riferimento a Marco, Luca, Giovanni, Romani, Corinzi, Ebrei, 1 Timoteo e 1 Pietro.
– Policarpo 110 dc nella sua epistola ai Filippesi cita Filippesi e fa riferimento ad altre nove epistole di Paolo e 1 Pietro.
– Ignazio 110dc fa citazioni da Matteo, 1 Pietro, 1 Giovanni e da nove epistole di Paolo, oltre a chiari riferimenti agli altri tre vangeli.
– Papia, La Didachè, L’epistola di Barnaba, Giustino citano quasi tutti i libri del nuovo testamento, Vangeli ed Epistole.
– Taziano 160dc scrive una armonia dei 4 vangeli “Diatessaron” che prova come solo 4 Vangeli vennero comunemente riconosciuti tra le chiese.
– Ireneo 130-200 dc cita come “Scrittura” la maggior parte dei libri del N.T. che a quei tempi venivano conosciuti come gli Evangeli e gli Apostoli.
– Tertulliano di Cartagine 160-220 dc chiama le Scritture cristiane “Nuovo Testamento” e nei suoi scritti vi sono 7200 citazioni del N.T.
– Origene 185-224 dc nei suoi innumerevoli scritti cita due terzi del N.T. ed egli accetto i 27 libri come oggi noi li abbiamo ora.
La Chiesa primitiva, seppur con poche eccezioni che nel tempo si risolsero, accettava come Parola di Dio i 27 libri che oggi non anche abbiamo nelle nostre Bibbie e tutto questo ben prima dei vari concili che ratificarono ufficialmente questi 27 libri. Le eccezioni erano su alcuni libri come Ebrei, Giacomo, 2 Pietro, 2 e 3 Giovanni. Questi libri non furono mai dubbi nelle regioni dove ebbero origine e furono più tardi riconosciute in tutta la Chiesa solo per via della lentezza con la quale tali testi poterono raggiungere tutta la Chiesa che dimostro, anche in questo lento riconoscimento, quanta attenzione poneva nell’accogliere i testi ispirati. Questa cautela è senz’altro un ulteriore garanzia di genuinità della Parola che lo S. Santo confermò nella Chiesa.

Chiudiamo con una ultima interessante testimonianza che ci viene da Eusebio vescovo di Cesarea vissuto tra il 264 e 340 dc. Eusebio passo molti anni in prigione per la sua fede ed attraverso il periodo più feroce della persecuzione, quella attuata da Diocleziano il quale si propose di annientare il cristianesimo e con esso anche tutti i testi sacri al cristianesimo. Eusebio sopravvisse ad un lungo decennio di persecuzione ed arrivo fino al regno di Costantino che, accettato il cristianesimo, fece di lui il suo principale consigliere religioso.

Uno dei primi atti di Costantino fu l’ordinazione per le Chiese di Costantinopoli di 50 copie delle Sacre scritture, Antico e Nuovo Testamento. Dopo indagini attente ed estese Eusebio quali testi inserì come Nuovo Testamento? Esattamente quelli che abbiamo anche noi. Eusebio si accertò del fatto che questi erano generalmente accettati dalle Chiese.
Nel suo libro Storia della Chiesa, Eusebio parla di 4 gruppi di libri: 1. Quelli generalmente accettati; 2. i libri controversi: Giacomo, 2 Pietro, 2-3 Giovanni che comunque inserì nella sua Bibbia per Costantino; 3. I libri “spuri”; 4. I falsi eretici, vari vangeli e atti di apostoli fraudolenti.

Il 363 prima a Laodicea ed il 393 e 397 a Ippona e Cartagine vengono ratificati ufficialmente i 27 libri del Nuovo Testamento, esprimendo quello che era già il giudizio unanime della Chiesa, riconoscendo il Libro che era destinato a diventare la più preziosa eredità dell’Uomo.

La Bibbia che abbiamo nelle nostre mani è l’unica, autentica, ispirata Parola di Dio. Possiamo e dobbiamo guardare ad essa con tutto l’amore e la fiducia che possiamo perché attraverso di essa e per l’azione efficace dello Spirito Santo Dio parla ai nostri cuori per rinnovarci giorno dopo giorno ad immagine del Suo amato figlio Gesù per essere suoi figli diletti e strumenti di giustizia nelle Sue mani.

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