Perchè?

 

Perchè?

Perché? Chissà quante volte abbiamo posto a Dio questa domanda.

Anche Giobbe se la pose più volte “Io grido a te, e tu non mi rispondi; ti sto davanti, e tu non mi consideri!” Gb.30:20

Giobbe grida a Dio, chiedendogli spiegazioni sul perché della sua sofferenza. A volte accade anche a noi, quando siamo nelle difficoltà, nella malattia, nelle circostanze avverse, di gridare a Dio per chiedergli spiegazioni convincenti sul perché delle nostre sofferenze.

Le risposte che cerchiamo il più delle volte, però, sembrano risposte che di fatto invitano Dio a darci l’ennesima prova della sua esistenza; della sua potenza, della concretezza del suo amore per noi e del suo reale interessamento alle nostre sorti.

Questo in parte fece anche Giobbe. Dio ad un certo punto rispose, ma, anziché spiegare le ragioni della sua sofferenza, spiega a Giobbe la Sua maestà e potenza (Capitoli da 38 a 41).

Giobbe, travolto dalla grandezza di Dio, pronuncia delle parole che anche noi spesse volte forse dovremmo pronunciare …“Io riconosco che tu puoi tutto, e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno. Chi è colui che senza intelligenza offusca il tuo disegno? Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; sono cose per me troppo meravigliose e io non le conosco. Ti prego, ascoltami, io parlerò; io ti farò delle domande e tu insegnami! Il mio orecchio aveva sentito parlare di te ma ora il mio occhio ti ha visto. Perciò mi ravvedo, mi pento sulla polvere e sulla cenere”.… .

Ci sono cose che noi non conosciamo. Altre che non capiamo, altre ancora che non ci è dato capire nei tempi e nei modi che noi pretendiamo. Possiamo, però, arrenderci alla grandezza di Dio nella serena consapevolezza che Egli ama le sue creature, sa quello che fa e perché lo fa.

Che la grandezza di Dio trasformi in parole e sentimenti di lode tutte le nostre perplessità.

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