SINTESI DI "STORIA DEL CRISTIANESIMO"

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PREMESSA

  

Gesù soggiunse: "Io sono la Resurrezione e la Vita. Chi crede in me, anche se morto vivrà. E chi vive e crede in me, non morrà in eterno" (Vangelo di Giovanni, 11,25-26). "Io sono la Via, Ia Verità e la Vita. Nessuno può venire aI padre mio se non per me" (ibidem, 14, 6). "Ma voi", domando loro, "chi dite ch'io sia? ". Rispose Simon Pietro confessando: "Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente."

 (Vangelo di Matteo 16:16).

Apriamo la nostra riflessione sul Cristianesimo con le frasi, tratte dai Vangeli di Giovanni e Matteo, che più ci sembrano adatte per identificare la caratteristica del Cristianesimo rispetto a tutte le altre grandi religioni. Gesù Cristo é in pari tempo il fondatore del Cristianesimo e l'oggetto del culto; riunisce in sé entrambe le nature, umana e divina; é il Verbo (la Verità) incarnato, ossia calato nel tempo, nella vita quotidiana degli uomini, uomo tra gli uomini. Troviamo in tutte le altre grandi religioni la figura del Profeta (Mosè, Maometto, Buddha): un uomo eletto, scelto da Dio quale tramite con gli uomini. Nessuno di questi grandi profeti ebbe, né aspirò ad avere, culto divino. Nel Cristianesimo invece il Profeta per eccellenza, colui che compie l'opera dei profeti che l'hanno preceduto, é Dio stesso, incarnato nel figlio, Gesù Cristo. Pertanto Cristo (generato, non creato, della stessa sostanza del Padre - ) non viene ad enunciare una serie di norme, né la sua predicazione ha il valore del "mito", non ha il carattere del "racconto sacro" dei misteri. Cristo dona sé stesso, perché Egli stesso é la Verità (nato dal Padre prima di tutti i secoli.... per mezzo di Lui tutte le cose sono state create - ). Lo stesso conteggio degli anni, lo scorrere del tempo, in buona parte del mondo, anche in quello che non si riconosce necessariamente nella fede cristiana, decorre dalla nascita di Gesù Cristo. Col cristianesimo abbiamo quindi l'irruzione di Dio nella storia, l'eterno che entra nel tempo e lo condivide.

Nessuna delle grandi religioni monoteiste ha questa caratteristica. Storicamente il Cristianesimo rappresenta il completamento dell'ebraismo, il compimento delle profezie contenute nella parte di Sacre Scritture che chiamiamo Antico Testamento, sicché la storia del Popolo Eletto altro non é che la storia della preparazione alla venuta del Messia, Gesù Cristo, il cui ministero in terra é narrato dai quattro Vangeli (Matteo, Marco, Luca e Giovanni); questi, insieme agli Atti degli Apostoli, alle lettere di Paolo e alle lettere cattoliche e all'Apocalisse, costituiscono il Nuovo Testamento. Antico e Nuovo Testamento insieme costituiscono la Sacra Bibbia, il Libro per eccellenza.

Ecco quindi un'ulteriore peculiarità del Cristianesimo: la continuità con un'altra religione. O, per meglio dire, il completamento storico e il perfezionamento sostanziale di una religione.

Da subito il Cristianesimo afferma però una particolarità rispetto all'ebraismo: mentre quest'ultimo é la religione del Popolo Eletto, il popolo di Israele, il Cristianesimo si pone come l'annuncio della Salvezza universale, per tutti gli uomini. E a tutti gli uomini, senza più alcuna differenza, estende il rapporto di filiazione divina che era stato invece riservato al popolo ebreo o a chi, per accostarsi a Dio, doveva entrare a far parte di esso. La definizione di Dio come "Padre" é anch'essa peculiare del cristianesimo; conseguenza della filiazione universale é il carattere missionario del Cristianesimo, ossia l'impegno che ha ogni cristiano a diffondere ovunque, con chiunque, l'annuncio della Salvezza. Il cristianesimo, fin dagli inizi della sua storia, dimostra un enorme potere di organizzazione e di diffusione. 

Nessuna religione ha dell'uomo una concezione tanto nobile e alta quanto quella che ci fornisce il Cristianesimo. Nessuna filosofia  é in grado di darci una così grande misura dell'uomo, quanto la religione cristiana, che eleva l'uomo stesso alla dignità di figlio di Dio. Il Cristianesimo rivela  inoltre nella sua pienezza il valore della personalità umana quando afferma che l'uomo dovrà rendere conto solo a Dio delle proprie azioni. Il Cristianesimo é dunque la religione dell'amore: dell'amore di Dio verso gli uomini, degli uomini verso Dio, degli uomini verso i fratelli. In questo é la sua caratteristica inconfondibile, il suo più fecondo lievito spirituale e sociale.

Infatti, nemmeno le religioni moralmente  elevate si sono strutturate su un concetto così fraterno, così universale e pacifico dei rapporti fra gli uomini. Le religioni orientali, per esempio, hanno come motivo fondamentale il raggiungimento della perfezione attraverso la meditazione. Un motivo estremamente individualista  e chiuso di fronte all'apertura dell'amore cristiano. Alcune di esse, come il Buddismo, ultimamente hanno superato questa forma egoistica, ma facciamo notare, che Gesù Cristo, e la sua  religione rivelata: il  Cristianesimo rapidamente diffusasi grazie alla predicazione dei suoi apostoli, predicava l'amore verso gli uomini in tempi in cui era normale la schiavitù. Lo predicava nel senso più totale:  "ama il tuo prossimo" ,   "ama anche il tuo nemico", "accetta  di essere schiavo ma non trattare gli altri come schiavi"; "perdona loro  quel che fanno perché non sanno quel che fanno".


Promuovendo in un modo del tutto spirituale ad una riforma delle coscienze, e quindi anche al mutamento del costume, degli istituti e degli ordinamenti civili, è chiaro che il Cristianesimo era   intimamente  rivoluzionario, e non a caso fu avvertito come un pericolo grave che minacciava la società  pagana. Una società pagana  riferendoci specificamente al complesso dei culti politeistici   di quelle religioni, soprattutto popolari, accomunate dalla credenza nella virtù degli elementi naturali, con caratteri superstiziosi, animistici, spiritistici, astrologici, che secondo il governante di turno diventava improvvisamente  una religione politica; che non cementava la comunione dei membri della società civile, anzi divideva  e  isolava sempre di più gli uomini perché era percepita - il culto scelto dal potente, o quando addirittura era lui stesso a proclamarsi divino -  come una sottomissione all’autorità.


Le persecuzioni dimostrano quanto fosse temuto il Cristianesimo proprio perché  era una religione non soggetta ad una sottomissione di un arrogante piccolo uomo terreno, ma anzi   metteva costui sullo stesso piano del più miserabile uomo e non gli riconosceva il potere di decidere la vita o la morte di un individuo. Rivelando nella sua pienezza il valore della personalità umana affermava che solo davanti a Dio l'uomo doveva rendere conto delle proprie azioni. Gli umili ne  raccolsero il messaggio, e uno spirito nuovo pervase il mondo romano proprio  mentre la religione pagana si vuotava sempre più di contenuto spirituale.

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INTRODUZIONE

 

Mai nessun discepolo di Gesù si definì Cristiano, bensì tutti si definivano discepoli di Cristo, loro maestro e salvatore; solo Pietro nella sua prima epistola, al cap. 4 vrs. 16 usa, una volta, questo appellativo, probabilmente dato ai discepoli del Signore a titolo di spregio, così come anche venivano identificati come una setta (Atti 24:5+14); Pietro, infatti, utilizza questo appellativo nel mentre sta parlando del non vergognarsi di affrontare le conseguenze dell’appartenere a Cristo.

L’appellativo “Cristiani” dato dai non credenti per identificare i discepoli del Signore lo troviamo in Antiochia (Atti 11:26).

Il Signore Gesù, invece, identificò i suoi discepoli con un altro termine, che aveva ed ha un significato molto più profondo e spirituale, in Matteo 16:18 Gesù dice: “…io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’ades non la potranno vincere”, Gesù definì l’insieme dei suoi discepoli, la Sua Chiesa, ed ogni discepolo, parte di questa Chiesa, come anche Pietro stesso dice in 1^ Pietro 2:4-5 “…anche voi come pietre viventi siete edificati qual casa spirituale….” (vedi anche Efesini 2:19-22). La storia del Cristianesimo è dunque più correttamente la storia della Chiesa del Signore Gesù.

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la Chiesa nel pensiero biblico

 

·        La Chiesa è opera di Cristo: "edificherò.... " (Matteo 16:18), Gesù, e nessun altro è il costruttore della chiesa, Lui ha l'autorità sul come deve essere edificata la chiesa; tutti gli altri sono operai;

·        la Chiesa è una proprietà di Cristo: "...la mia chiesa..."  il quale è capo supremo (Ef. 1:13-22), e non ha mai trasferito i suoi poteri a nessun’altro.

·        La Chiesa è un edificio spirituale fatto di pietre viventi, (i credenti 1^ Pie. 2:4-5), e non di marmo; insomma la Chiesa non è un luogo fisico, bensì spirituale, dove ogni anima convertita costituisce una pietra vivente.

·        La Chiesa è oggetto dell’amore di Cristo (Ef. 5:25) e gode della Sua protezione totale (Giov. 10:27-30)

·        La Chiesa è la dimora viva di Dio (Efesini 2:22/ Giovanni 14:23/ Giovanni capp. 14/15/17); in altre parole Dio ha stabilito la Sua gloriosa presenza nei credenti i quali sono la Chiesa; la Chiesa così diventa il tempio dello Spirito di Dio (1^ Corinzi 3:16-17).

·        La Chiesa ha una missione (Marco 16:15-20), quella di diffondere a  tutta l'umanità, la buona notizia  della salvezza dell'anima, dal peccato che l'ammorba, per opera del sacrificio espiatorio di Gesù. Dio stesso, si incarna in Gesù e soddisfa la sua giustizia condannando se stesso al posto mio e tuo morendo sulla croce.

·        La Chiesa è colonna e base della verità (1^Timoteo 3:15) la Chiesa ha una grande responsabilità davanti agli uomini, essa infatti è la colonna e la base della verità, cioè, la verità di Dio si poggia sulla testimonianza che la Chiesa dà di tale verità.

·        La Chiesa ha un destino (Apoc. 21), la felicità eterna nella gloria di Dio.

La storia della Chiesa è una storia di eroi della fede (Ebrei capitolo 11) ma anche di nemici della fede; è una storia di esaltazione della verità, ma anche di insulto alla verità; di grandi servi del Signore ma anche di falsi dottori e di rinnegati; insomma è la storia di una guerra spirituale senza pari, nella quale Satana è Cristo si fronteggiano e nella quale il corpo di Cristo, come Paolo definisce la Chiesa, è fatto oggetto dell’aggressione sistematica di Satana, il quale attraverso l’aggressione alla Chiesa vuole impedire il compimento del piano di Dio per la salvezza dell’uomo……ma…. “le porte dell’ades non la potranno vincere”.

Che la Chiesa non avrebbe avuto un cammino facile, e che molte menzogne si sarebbero insinuate in seno ad essa, lo si capisce subito, sia dai tanti avvertimenti che Gesù aveva dato ai suoi discepoli, circa l’opposizione di Satana cui sarebbero andati incontro; sia dalla primissima e dolorosissima esperienza maturata dai discepoli sul campo.

Citiamo solo alcuni passi che trasmettono il forte timore che serpeggiava tra i discepoli, circa i danni incalcolabili che avrebbe potuto provocare, l’opera diffamatoria e distruttiva messa in atto da Satana, servendosi in molti casi, ahimè, di falsi fratelli, di anticristi come Giovanni li definisce (1^ Giov. 2:18), che avevano, disgraziatamente, accesso al ministerio della parola…Colos. 2:4-10/ 2^ Tess. 2:1-2/ 1^Tim. 1:3-7/ 4:1-5/ 6:1-5/ 2^ Pie. 2/ 1^ Giov. 2:18-29/ 4:1-6/ 2^ Giov./ Giuda.

Siamo solo agli albori della Chiesa e la situazione sembra già sfuggire di mano; al di fuori della Chiesa persecuzione, mentre al di dentro di essa confusione, orgoglio, eresie, divisioni ecc…; tutto questo nei credenti, dopo l’entusiastica fase iniziale, cominciava a produrre stanchezza e scoraggiamento e questo alimentava una attesa, spasmodica possiamo dire, del ritorno del Signore; tanto spasmodica che Paolo, in 2^ Tessalonicesi e Pietro nella sua seconda epistola, ma qua e là anche tanti riferimenti in altre epistole, sono costretti ad invitare ripetutamente i credenti a pazientare senza perdere la speranza…siamo ad appena sessanta anni di vita della Chiesa.

Queste situazioni così gravi sembravano preludere alla disfatta della Chiesa ed alla vittoria di Satana su di essa, ma…. “le porte dell’ades non la potranno vincere”…un fatto straordinario è accaduto, quella che sembrava moribonda e prossima alla resa; aggredita dall’esterno e dall’interno tradita, stanca ad appena sessanta anni dalla sua nascita, oggi ha 2000 anni di storia gloriosa, e non sembra abbia molta voglia di morire.

Duemila anni di storia nella quale la Chiesa ha lasciato più che una traccia, un cratere,  nelle coscienze, nella società, nella politica, nella morale, nella scienza, in ogni ambito umano ed in ogni luogo. A nulla sono valsi i tentativi di infangarla da parte di coloro che senza onore dichiaravano di rappresentarla, a nulla sono valsi i tentativi degli increduli di cancellarne l’irraggiungibile contenuto spirituale e morale; a nulla è valso l’oscuro-illuminismo di ridurre la Chiesa ad una favola; la Chiesa nell’oppressione, come per il popolo ebreo, si moltiplicava.

La storia della Chiesa è la storia di un miracolo a cielo aperto, visibile da tutti gli uomini che hanno occhi per vedere.


 

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La Chiesa neotestamentaria  (apostolica)

 

La Chiesa neotestamentaria è una Chiesa in costruzione; costruzione descritta dettagliatamente dal testo più autorevole che tratta l’argomento, il libro degli atti degli apostoli. Il libro degli Atti ci parla dei primi trenta anni della Chiesa di Cristo.

Inizio delle operazioni è il giorno della pentecoste (Atti cap.2). Inizialmente la Chiesa è stata identificata come una corrente dell’ebraismo, difatto, in un primo momento anche i discepoli la ritenevano tale; in Atti 3:1, li vediamo che frequentavano il tempio. Successivamente però si delineo la personalità della Chiesa come una cosa nuova e non un appendice, come molti volevano far credere (vedi Galati), del giudaismo.

Il primo nucleo di credenti era ovviamente a Gerusalemme, e fu a Gerusalemme che quindi inizio la sua missione (Marco 16:15-20/ Atti 1:8). I primi sette capitoli degli Atti ci descrivono l’azione della Chiesa a Gerusalemme, città nella quale la Chiesa subì anche la prima persecuzione.  La persecuzione spinse i discepoli fuori da Gerusalemme e ad iniziare l’evangelizzazione della Giudea (Atti 8:1); successivamente andarono in Samaria (Atti 8:4-5); attraverso la conversione dell’Etiopo, l’evangelo pone il suo primo seme in Africa. Al capitolo 10, a sorpresa per i discepoli, per i motivi di cui sopra, i gentili entrano a far parte della Chiesa. A meno di qualche anno dalla sua nascita (capitolo 11), la Chiesa supera i confini della Palestina e siamo, già al 4° punto del programma di diffusione dell’evangelo presentato dal Signore in Atti 1 al momento della Sua ascensione. In maniera apparentemente casuale (atti11:20-21) l’evangelo giunge ad Antiochia. Antiochia (500.000) diventa così la seconda Chiesa dopo Gerusalemme. Nel giro di pochi anni Antiochia sarebbe diventata la base di partenza dalla quale l’Evangelo avrebbe raggiunto buona parte dell’impero Romano.

La Chiesa di Gerusalemme invia ad Antiochia, Barnaba ed inizia un grande lavoro evangelistico. Ad Antiochia ben presto il numero dei Gentili superò quello dei Giudei e la Chiesa di Antiochia fù la base dell’annuncio dell’evangelo ai gentili. Fu qui che Paolo e Barnaba che già da un anno servivano insieme il Signore (Atti 11:26) furono messi da parte per l’opera (13:1-3).

Inizia così la conquista dell’impero romano all’evangelo. 1° viaggio missionario di Paolo; Con Barnaba e Marco che subito dopo li lascerà (13:13) fanno rotta verso Cipro, 1^ tappa, poi Perga, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derba. 2° viaggio con Sila; dopo essere tornato in alkcune città del primo viaggio a fortificare i credenti va in Frigia, Galazia, Macedonia, Filippi, Tessalonica, Berea, Atene, Corinto (intanto Apollo va ad efeso ed in Acaia) 3° viaggio mssionario di Paolo; Efeso, Macedonia, Grecia, Troas, Asia minore. Dopo essere tornato a Gerusalemme ed essere arrestato, appellandosi a Cesare, Paolo ottiene di andare a Roma, e dopo una sosta forzata a Malta (il naufragio) dove non perde occasione per lasciare anche li una traccia dell’evangelo, arriva nella capitale dell’impero. Roma centro e capitale dell’impero, avrebbe rappresentato nei secoli avvenire il trampolino di lancio per l’evangelo in tutta la terra. Da questa città nonostante, ci stesse come prigioniero, Paolo ha contribuito più che mai al progresso dell’evangelo incoraggiando e fortificando la Chiesa locale (Atti 28:23); ma anche scrivendo alcune fra le più importanti epistole che a 2000 anni di distanza continuano ad istruire milioni di credenti…che cosa può diventare un uomo nelle mani di Dio! Prigioniero, sofferente, avversato dai falsi profeti, eppure sempre potente della potenza dello Spirito; perché Paolo potè essere strumento cosi utile nelle mani del Signore? “Non son più io che vivo ma è Cristo che vive in me e la vita che ora vivo nella carne la vivo nella fede nel Figliuo di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Galati 2:20) ecco la risposta.

Oltre all’impegno assoluto dei missionari neotestamentari, altri elementi determinanti per la diffusione dell’evangelo furono:

1)      la presenza, in ogni angolo dell’impero romano e oltre, dei Giudei della diaspora, cioè di quei Giudei che in seguito alle deportazioni prima del regno di Israele e poi di quello di Giuda, si dispersero in tutto l’allora mondo conosciuto. Rimanendo, però, fortemente legati alle proprie tradizioni, gli Ebrei costituirono in ogni luogo dove si stanziarono, comunità molto forti ed unite che avevano nelle sinagoghe il loro punto d’incontro sociale e spirituale. Questo fenomeno permise una diffusione rapidissima dell’evangelo, il quale, dovunque gli apostoli andavano, veniva sistematicamente predicato, prima di tutto ai loro fratelli ebrei, eredi della promessa (Atti 13:5+14/ Cap.14:1/17:1+10 ecc…).

2)      La grecizzazione (medesima cosa successivamente accadrà con il latino) del linguaggio in tutta l’area mediterranea dovuta all’azione svolta da Alessandro Magno secoli addietro. Questo permise agli apostoli di essere compresi in ogni luogo senza alcuna difficoltà.

 

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Organizzazione della Chiesa neotestamentaria

 

All’inizio gli apostoli erano l’unico  punto di riferimento principale; a loro facevano capo un po' tutte le decisioni e attività della Chiesa nascente; non esiste nessuna traccia di una autorità superiore di Pietro sugli altri discepoli, ne i discepoli hanno verso Pietro un atteggiamento che faccia pensare ad una tacita sua autorità suprema.

A Gerusalemme (capitolo 11) Pietro è chiamato a rendere conto del battesimo di Cornelio; alla conferenza di Gerusalemme vediamo che non emerge l’autorità (cioè la facoltà di dire l’ultima e decisiva parola) di nessuno, ma Pietro e Giacomo parlano entrambi con fermezza senza però alcuna pretesa di sorta sulla decisione da prendere, tant’è che la decisione viene presa collegialmente dagli anziani e apostoli (atti 15:23).

Ad un certo punto, però, nasce la necessità di una prima organizzazione. Gli apostoli sentono il bisogno di affidare ad altri dei compiti di servizio alla Chiesa (Atti 6:1-7) per potersi loro dedicare più pienamente alla predicazione.

Abbiamo cosi dopo i primi anziani, gli apostoli, abbiamo anche i primi diaconi: Stefano, Filippo, Procoro, Nicarone, Timone, Parmena e Nicola.

Sarà Paolo, che possiamo definire senza dubbio il 1° teologo della Chiesa, che successivamente con le sue lettere alle chiese traccerà il definitivo sistema teologico ed organizzativo della Chiesa di Cristo.

Per quanto riguarda l’organizzazione interna delle chiese locali, è chiara l’ispirazione almeno in parte, al sistema organizzativo delle sinagoghe ebraiche; luoghi sorti dopo la cattività babilonese nei quali si pregava, si leggeva e si predicava la Parola di Dio. (Sinagoga ha in ebraico lo stesso significato di Ecclesia in greco = assemblea).

 

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Caratteristiche della Chiesa neotestamentaria

 

La Chiesa neotestamentaria era una Chiesa perseguitata; in ogni luogo la Chiesa offriva motivo di persecuzione il più delle volte sempre legato a motivi economici-religiosi.

La Chiesa, però, proprio nella persecuzione trovava “inspiegabilmente” la forza per proseguire nella sua azione di diffusione dell’evangelo, secondo lo scrittore nordafricano Tertulliano, il sangue dei martiri (termine greco della parola, testimoni), sarebbe stato il seme per la Chiesa.

Un’altra caratteristica della Chiesa neotestamentaria era la straordinaria comunione che avevano gli uni gli altri, erano tutti animati da un amore sincero e sviscerato, e questo testimoniava con forza all’esterno la rivoluzione che Cristo era in grado di compiere nei cuori degli uomini; molti erano, infatti, quelli che dall’esterno approvavano il loro operato (Atti 2:46-47/5:13). La Chiesa neotestamentaria ricorda molto il neoconvertito.

Ma la prima Chiesa (come già presentato nell’introduzione) era anche una Chiesa violentemente aggredita dalle false dottrine che Satana stava cercando di insinuare per distruggere sul nascere questo edificio spirituale che è la Casa di Dio; ….ma le porte dell’inferno mai prevarranno contro di essa, e mai hanno prevalso. Anche oggi l’aggressione di Satana è senza frontiere, ma all’epoca la fisiologica  precarietà di una Chiesa ai primi passi la rendeva vittima perfetta di Satana; ma la potenza dello Spirito Santo che operava al fianco di uomini completamente consacrati ha realizzato una vittoria ineffabile; pochi, perseguitati, aggrediti dall’esterno e dall’interno ma vincitori in Cristo. Cosa potrebbe realizzare oggi la Chiesa se ci fossero in proporzione tanti uomini consacrati quanti ce n’erano allora? La conquista all’evangelo di mille pianeti terra forse!

Conclusioni

La Chiesa neotestamentaria, teologicamente ed organizzativamente, costituisce il modello della Chiesa di Cristo; modello al quale desiderano richiamarsi pure tutti coloro che, in ogni tempo, hanno sentito il bisogno di rinnovarsi spiritualmente.

La prima chiesa, la chiesa delle origini, è stata in ogni epoca ricordo di garanzia e di fedeltà ai principi semplici ma profondi del messaggio di Gesù, ricordo che molte volte si è concretizzato in atti pratici, vedi i vari movimenti di risveglio che in tutte le epoche, più o meno visibilmente, ci sono sempre stati, per la gloria del Signore.

 

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La Chiesa fino alla riforma protestante

 

Nell'anno 67, alla morte di Paolo, l'Apostolo delle Genti, la nuova religione aveva già costituito comunità locali a Cipro, nelle regioni dell'Asia Meridionale ad essa prospicienti, in Grecia, in Macedonia, in Illiria e in Dalmazia. Già nell'anno 50, a Gerusalemme, un concilio stabilisce che i Gentili (gli appartenenti al mondo ellenico-romano) che aderiscono al cristianesimo non siano tenuti all'osservanza di tutte le norme della legge ebraica. Si tratta della prima affermazione "formale ed ufficiale" del carattere universalistico del cristianesimo; inoltre il distacco dal formalismo proprio della religiosità giudaica sottolinea che la legge di Cristo é legge sostanziale dello spirito e non mero rispetto esteriore di norme. La storia iniziale del cristianesimo é sostanzialmente la storia di comunità che si qualificavano come associazioni fraterne di persone che si amavano in nome di Cristo. L'inizio delle persecuzioni anti-cristiane, inevitabili dato il rapido espandersi della nuova religione che, pur senza perseguire alcun me politico, minava alla base le fondamenta statuali dell'epoca, non fanno che rinforzare il carattere potremmo dire mutualistico delle prime comunità cristiane.

Anno 313 d.c l'imperatore Costantino con proprio editto riconosce la libertà di culto dei cristiani, arrivando, più avanti l’imperatore Teodosio, addirittura a proclamare il cristianesimo "religione di stato". Questo evento, però, se da un canto permette alla Chiesa di ottenere indubbi privilegi,  da un antro canto determinò una sempre maggiore contiguità della Chiesa al potere politico. Di fatto il 313 d.c. segna anche la data dell’inizio del declino del cristianesimo puro e semplice della chiesa neotestamentaria; cessa la persecuzione ed inizia il declino.

Intorno a questa data si deve anche la prima scissione della Chiesa, quella tra la Chiesa antica, universale ed indipendente, e la ormai orgogliosa Chiesa di romana, determinata dal contributo del vescovo di Cartagine, Cipriano il quale formulo la dottrina secondo la quale hanno diritto di definirsi membri della vera Chiesa solo coloro che si riconoscono nella chiesa di Roma, eletta a chiesa guida, in base alla presunta ed indimostrabile funzione di Pietro quale primo vescovo della Chiesa di Roma, ed alla  inverosimile elezione di Pietro, da parte di Gesù a Suo sostituto (vicario) sulla terra. 

Da questo momento in poi la vera ed evangelica Chiesa di Cristo  vive nell’ombra, mentre la chiesa istituzionale avendo forme di pietà rinnega la verità dell’evangelo, convivendo con il potere economico e politico così avversato dal fondatore della Chiesa, Cristo.

In questo clima avverso alla verità si fanno primi tentativi di sistemazione dottrinale organica e di definizioni teoriche, tentativi che fanno nascere anche le prime "eresie" (dottrine contrarie alla verità ). Siamo nel IV secolo, senza dubbio il più tormentato nella storia della chiesa cristiana delle origini, nella quale sempre più forte si pone il problema di una sistemazione dottrinale chiara ed organica. E' il secolo di Agostino che sarà la figura emergente nella nuova scienza che dovrà spiegare e codificare i canoni della fede cristiana: la teologia.

In questo periodo l'eresia più importante, anche per la sua vasta diffusione territoriale, é quella ariana. Questa dottrina, predicata da Ario, prete orientale, sostenuta ed accolta per qualche tempo dagli imperatori bizantini, negava l'identità di sostanza tra il Padre (Dio) e il Figlio (Gesù), minando così alla base lo stesso concetto di incarnazione del Verbo (un po’ come i testimoni di geova i quali non attribuiscono a Gesù la stessa natura di Dio). Il concilio di Nicea (siamo nel 323) dichiara il carattere eretico della dottrina ariana, diffusasi soprattutto tra i popoli germanici. Altre eresie (importante tra queste il pelagianesimo, che negava la necessità della Grazia Divina ai fini della salvezza) nacquero in buona parte causate dalla difficoltà di comprensione del più profondo dei misteri della fede cristiana: quello della Trinità. Attanasio, Primate di Alessandria, fu il primo a definire la Trinità nel "Simbolo" che porta il suo nome.

La caduta dell'impero romano di Occidente e il tentativo degli imperatori di Oriente di spostare il primato sul Patriarca (Vescovo) di Costantinopoli furono all'origine di una divisione che si accentuò sempre di più, fino a divenire completa nel 1054, quando la Chiesa Greca si rifiutò di accettare l'autoritá del Vescovo di Roma e prese il nome di Chiesa Ortodossa ( "di retta dottrina"), contrapponendosi cosi alla Chiesa di Roma, Cattolica ("universale"). La Chiesa ortodossa si divise in vari patriarcati (diocesi), di fatto indipendenti, anche se veniva riconosciuta una certa supremazia al patriarca di Costantinopoli. La dottrina rimase però nella sostanza uguale a quella cattolica, differendo solo nelle forme rituali. In Asia e in Africa rimasero poi piccoli nuclei di cristiani fedeli alle eresie del quarto secolo (Copti, Siri, Armeni, Caldei, Abissini). Alcuni di essi, tornati in seno alla Chiesa Cattolica, come forti gruppi di ortodossi, mantennero i propri riti e le proprie forme liturgiche.

Possiamo quindi dire che nella prima parte della sua storia il cristianesimo riesce a fronteggiare le eresie più gravi, a consolidare e sistematizzare la dottrina e nel contempo, grazie anche al suo messaggio di carità reciproca e quindi di profondo contenuto sociale, ad entrare sempre di più nel tessuto politico e organizzativo del mondo occidentale. Inizia, però, anche il periodo più buio della chiesa, e Cristo subisce un onta senza precedenti. La chiesa viene coinvolta nel vergognoso conflitto, che durerà fino ai giorni nostri, tra autorità civile e autorità religiosa, con reciproci tentativi di supremazia dell'una sull'altra. Il cristianesimo (meglio dire l’istituzione cattolica per l’occidente e quella ortodossa per l’oriente caratterizzata dal fenomeno detto “Cesaropapismo” dove di fatto l’Imperatore aveva il controllo della chiesa), divenendo la religione ufficiale, si confonde e spesso si corrompe col potere politico. Espressione massima di questo conflitto fu la cosiddetta "lotta per le investiture", combattuta tra il Papato e l'Impero e che troverà la sua conclusione solo nel concordato di Worms, nel 1122. 

Con Carlo Magno il potere regio aveva iniziato ad intervenire nella nomina dei vescovi e degli abati, ufficializzando un'interferenza che era però già di fatto presente da molto prima (già dal quarto secolo). E ben si comprende il motivo di questa ingerenza, laddove si rifletta sul fatto che 1a legittimazione del potere, nella visione medievale, era di natura divina e che uno "scomunicato" non era posto solo al bando dalla Chiesa, ma dalla società civile in genere. Era quindi interesse per l’autorità politica avere autorità religiosa da lei dipendente. L'intromissione del potere imperiale divenne massima con la creazione della "feudalità ecclesiastica" da parte di Ottone I di Sassonia, che nel 963 impose addirittura alla Chiesa un Papa di suo gradimento, nella persona di Leone VIII. La feudalità ecclesiastica, ossia il creare un legame tra feudi (con relativi ricchi privilegi) e nomine vescovili fu il seme della corruzione e della simonia (da Simon Mago, l’acquisto di cariche religiose), e possiamo dire che il X secolo vede una Chiesa sottomessa completamente all'Impero. 

Solo verso il 1050, per opera di Ildebrando di Soana (il futuro Papa Gregorio VII), la Chiesa inizia a scuotersi dal pesante vassallaggio e il problema delle investiture diviene oggetto di misure disciplinari e di decisioni canoniche. Col Concilio Lateranense del 1059 il papa Niccolò II inizia una riforma della Chiesa che prevede che la nomina del pontefice possa essere effettuata solo dal collegio dei cardinali, con esclusione di ogni influenza esterna. Viene inoltre vietato a chiunque di ricevere una chiesa dalle mani di un laico. I successivi pontefici confermano queste disposizioni, e Gregorio VII, nel 1075, stabilisce la pena della scomunica per i contravventori. Si dovrà però arrivare al 1122, come sopra dicevamo, quando I'imperatore Enrico V e il papa Callisto II, trovarono a Worms un accordo che, escludendo ogni ingerenza imperiale sulla nomina papale, lasciava però di fatto al potere politico un diritto di influenzare le nomine per le sedi vescovili ed abbaziali nel regno di Germania, escludendo però tale possibilità in Italia e in Borgogna.

La lotta per le investiture, era l'espressione di uno dei problemi più gravi che hanno travagliato la Chiesa del medio evo; la fede cristiana, per la sua grande diffusione e per il suo elevato contenuto sociale, diviene inevitabilmente espressione anche di scelte pratiche di vita e non può quindi non incrociarsi, nel suo cammino, col potere politico. Spesso questo incrocio generava coinvolgimento della Chiesa, guidata da veri e propri idolatri del potere e del denaro, nelle cose del mondo, negli interessi economici, di potere, e generava quindi corruzione. Contro questo stato di cose e per la ricerca di una più pura spiritualità, il medioevo vede il fiorire di un altro grande fenomeno: il monachesimo che, seppur di origini orientali, ha avuto nella Chiesa occidentale le sue più grandi espressioni. Sviluppatosi soprattutto nella forma che privilegia la vita comunitaria dei monaci (opponendosi cosi agli "anacoreti", ossia gli eremiti), il monachesimo occidentale fu dapprima uno dei più importanti fenomeni missionari della cristianità. Il monaco, scegliendo una vita ascetica e lontana da ogni tentazione del mondo (povertà, castità) si lega solo a Cristo e alla sua Chiesa. Benedetto, nell'ottavo secolo, poneva le basi di un monachesimo attivo, dedito al lavoro sia manuale (agricoltura) che intellettuale (trascrizione e studio di testi e codici), influenzando fortemente la vita culturale e sociale dell'occidente. Le varie derivazioni del monachesimo benedettino (camaldolesi, certosini, olivetani ecc.) non sono che l'espressione di una capacita di adattamento del monachesimo che, restando fedele alla dottrina fondamentale, trovava varie espressioni di vita religiosa, calate nella realtà storica in cui operavano.

Tornando alla vita della Chiesa, dicevamo che il concordato di Worms non é che una vittoria parziale in un conflitto col potere politico, destinato a durare nei secoli, con alterne vicende. E in questo conflitto, che si esprime anche all'interno della Chiesa nella continua ricerca di perfezione spirituale che già aveva tormentato gli animi dei primi monaci, che si staglia la figura di Francesco, fondatore dei Frati Minori, delle Clarisse e del Terz' Ordine Francescano. Francesco d' Assisi vive in una Chiesa ormai affrancata dal potere temporale (siamo nel XII secolo), ma a sua volta corrotta dal suo proprio potere temporale: il richiamo severo e deciso alle origini, le scelte radicali di povertà, costituiscono il terreno fertile su cui rifiorirà una spiritualità che sembrava sempre più perdersi, in una Chiesa dedita ad aumentare la sua potenza e la sua ricchezza.

Sarà il monaco tedesco MARTINO LUTERO, professore di teologia, sacerdote, vissuto tra il 1483 e il 1545, a porre le basi di una ritrovata  teologia e di un ritorno energico ai semplici ed immutabili principi dell’evangelo, i cui seguaci, genericamente definiti come "protestanti", prenderanno anche il nome di "luterani", anche se essi stessi amavano definirsi come "evangelici". La "teologia della fede" di Lutero non riconosce alla Chiesa di Roma e al clero in generale l'autoritá sull'interpretazione delle scritture e sulla somministrazione dei sacramenti, che peraltro riduce a tre (battesimo, eucaristia e penitenza, in senso completamente mutato). Riconosce invece un "sacerdozio universale di tutti i credenti, pone in discussione il valore delle opere buone e pie, partendo dal presupposto che la salvezza può essere solo Grazia di Dio e non merito umano.

La visione della corruzione di Roma al tempo di papa Leone X fu senza dubbio scioccante per il rigoroso monaco tedesco: ma va detto che la sua confutazione alle dottrine ufficiali é tutta teologica ed espressa con un manifesto di invito alla discussione (come era negli usi dell'epoca), le famose "95 tesi" del 31 ottobre 1517. Lutero fu scomunicato con bolla del 15 giugno 1520 da papa Leone X. II luteranesimo conobbe poi un grande frazionamento al suo interno.

Ma ormai il seme era gettato e un altro grande riformatore, GIOVANNI CALVINO, pose a sua volta in discussione le basi teologiche della dottrina di Roma. Entrambe le dottrine del luteranesimo e calvinismo, troviamo mescolate in un altro fenomeno scismatico, quello della Chiesa Anglicana, creata da Enrico VIII nel 1533 come Chiesa nazionale sottoposta al Re. Fu con Edoardo VI e con i suoi successori che la Chiesa anglicana prese ad accogliere parte dei principi calvinisti, pur conservando parte della liturgia cattolica e venendo poi, sotto Giacomo I, ad adottare la versione in inglese della Bibbia, rivista secondo i canoni del luteranesimo.

La Chiesa di Roma reagiva a tutto ciò con il Concilio di Trento (terminato il 4 dicembre 1563) che iniziava il periodo della cosiddetta "controriforma", che durerà anche per tutto il secolo XVII, per realizzare quella "riforma nel capo e nelle membra" che era stata richiesta da tempo e che il dilagare della riforma protestante rese necessaria ed urgente più che mai.

Purtroppo la grande occasione che la chiesa cattolica ha avuto di riformare realmente la sua visione della verità è ancora una volta andata sfumata. Infatti dal concilio di Trento venne fuori insieme a regole più ferree sul comportamento del clero che aveva raggiunto livelli di immoralità inconfessabili per un uomo qualunque figuriamoci per dei “servi di Dio”, anche una persecuzione senza precedenti, verso coloro i quali avevano aderito a quel grido di rinnovamento che Lutero aveva lanciato, attraverso la feroce inquisizione che fu  abolita solo il 1910 o meglio fu trasformata nella santa congregazione della fede che ha esattamente le stesse direttive della santa inquisizione, giudicare e punire le “devianze” dalla fede; solo che oggi “purtroppo” non è più possibile mettere nessuna strega al rogo.

 

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